}

venerdì 6 ottobre 2017

Oggi con noi per la Giornata Intervista Pietro Tulipano, venite a conoscere lui e il suo libro.





-Ciao Pietro, benvenuto e grazie per aver accettato! Parlaci un po’ di te, chi è Pietro nella vita di ogni giorno?

Ciao! Grazie a te per avermi invitato! Nella vita di tutti i giorni sono uno studente universitario iscritto alla facoltà di storia che cerca di destreggiarsi tra le temute sessioni d’esame, e che ad essere sinceri spesso arranca anche un po’. Per fortuna a farmi compagnia oltre a famigliari e amici ci sono anche i libri.

-Quando e come è nata la tua passione per la scrittura? Parlaci dei tuoi primi scritti fino ad arrivare a quello che scrivi oggi. In che modo sei maturato, qual è l'aspetto che secondo te è evoluto di più?

La passione per la scrittura me la porto dietro da sempre. Da bambino amavo scribacchiare storie o disegnare fumetti; fumetti orribili a rivederli adesso ma a cui sono affezionato. I primi scritti che potrei definire seri sono semplici annotazioni di pensieri e riflessioni personali, una sorta di diario che scrivevo quando arrivava l’ispirazione. Poi c’è stato qualche piccolo racconto e alla fine sono passato ai romanzi. L’aspetto che è evoluto di più, e che sta evolvendo ancora adesso, credo sia soprattutto una certa comprensione di ciò che è superfluo in un testo. Spesso quando si è agli inizi capita di avere una certa tendenza ad aggiungere fin troppo, forse per paura che il risultato finale non sia abbastanza, forse per dimostrare a sé stessi di saper scrivere. Col tempo si impara a dosare meglio certe cose e a fidarsi nello lasciar scorrere la propria scrittura con totale spontaneità.

-Cosa pensi di case editrici e tutto questo mondo dicci la tua?

È un argomento complesso. Io, come molti altri, tendo sempre a differenziare molto le case editrici grandi da quelle piccole. Le prime sono diventate ormai dei colossi quasi inaccessibili per gli esordienti privi di pubblicazioni alle spalle. Tendono infatti a non voler assumersi il rischio di scoprire nuovi autori per paura che i loro lavori si rivelino poco spendibili. Le case editrici più piccole invece, nonostante siano realtà molto più fragili dal punto di vista economico, hanno voglia di crescere e di scoprire autori che possano farlo con loro.
Quello che mi sorprende sempre è quanto le grandi CE sembrino indifferenti alla comunità di esordienti che non vorrebbero far altro che lavorare con loro e magari anche per loro. Capisco che investire su un autore sconosciuto sia un rischio ma la chiusura totale non mi sembra una strategia vincente per uscire da quel calo di vendite che registrano costantemente. Io tra gli autori esordienti ho scoperto molti testi validi che sicuramente riscuoterebbero un certo successo con la dovuta visibilità.

-Cosa ami leggere e quali sono i tuoi autori italiani e non preferiti?

Amo particolarmente i grandi classici, i saggi storici e il fantasy. Ognuno per una ragione diversa. I classici ci accompagnano come nessun altro in delle storie che sono delle vere e proprie indagini sull’uomo. I saggi storici, oltre al mio gusto personale, mi insegnano sempre un sacco di particolari nuovi del nostro passato e quindi anche sul nostro presente. Il fantasy è invece una totale evasione dalla realtà capace però di riproporre ed indagare molti aspetti di quella stessa realtà dalla quale è fuggito.
Per quanto riguarda gli autori preferiti, su tutti troneggia Melville grazie al suo capolavoro Moby Dick. Seguono Tolkien, Dostoevskij, Buzzati come scrittori mentre tra gli storici ho apprezzato molto i lavori di Arrigo Petacco, Renzo De Felice e Giordano Bruno Guerri.

-La musica, per molti è un'accoppiata vincente con la scrittura, cosa ne pensi? Ti accompagna nella scrittura o preferisci il silenzio?

Confesso di essere controcorrente. Adoro la musica e questo è un problema quando si parla di scrittura. Se la ascolto mentre faccio attività che richiedono concentrazione mentale, come appunto scrivere o studiare, finisce che mi perdo a canticchiare e il lavoro resta abbandonato a sé stesso.
Quando scrivo, quindi, silenzio assoluto.

-Hai altri hobby o passioni oltre alla scrittura? Ce ne parli?

Oltre ai libri ho sempre amato molto il cinema. La sera mi piace un sacco guardare un bel film dopo cena. Amo anche, forse soprattutto, rivedere film che già conosco cercando ogni volta di reinterpretarli e di cogliere nuovi significati o particolari che magari mi erano sfuggiti in precedenza.

-Ora parliamo invece dei tuoi scritti, ce ne parli un po’? Di che genere ti occupi?

Per il momento mi sono dedicato esclusivamente al fantasy. Ho iniziato con I quattro regni che è un fantasy epico autoconclusivo. Dopo averlo finito, forse complice la mia passione per la storia, ho deciso di dedicarmi alla stesura di due prequel che spiegassero per l’appunto la storia del mondo che ho inventato. Racconto quindi delle vicende e dei personaggi che hanno reso il mondo dei quattro regni come lo troviamo all’inizio del libro. Ma per adesso non  li ho ancora pubblicati.


-Cosa vuoi trasmettere ai lettori con la tua scrittura, cosa vorresti arrivasse loro?

Principalmente mi piacerebbe che cogliessero le riflessioni che ho voluto inserire nel testo. Non solo i messaggi di fondo del libro sul valore dell’amicizia, della lealtà, della moralità e di molte altre cose che magari si sentono spesso. Ho infilato nel testo anche altre riflessioni mie o dei miei personaggi, alcune che condivido, altre no, che però credo siano spunti interessanti su cui riflettere o magari di cui discutere con qualcuno.

-Hai già altri progetti in cantiere, ci puoi anticipare qualcosa?

Ho un sacco di idee e un po’ di paura di non riuscire a realizzarle tutte. Oltre ai sopracitati prequel de I quattro regni mi piacerebbe molto scrivere un altro fantasy separato (che non c’entra nulla con gli altri) di taglio molto più esistenzialista. Sperando che la cosa non sia troppo ambiziosa. Poi c’è il grande progetto di scrivere un romanzo storico ambientato in Italia e qui la voglia di mettersi in gioco va a braccetto con il timore legato alla documentazione.
In ultimo, proprio in questi giorni mi è venuta un’idea per un romanzo che definirei thriller/horror ma si va su un genere che ancora non ho mai sperimentato come scrittore e non ho davvero idea di come potrebbe essere il risultato.  

-Cosa non scriveresti mai e cosa invece ti attrae e vorresti provare a scrivere?

Non scriverei mai dei romanzi rosa. Personalmente non mi appassionano molto, credo che le storie d’amore siano qualcosa di molto avvincente se inserite in un contesto più ampio. Quando invece ci si focalizza solo su di esse l’effetto che mi suscita è quasi un impoverimento della storia d’amore stessa che si trova privata di altre realtà con cui confrontarsi. Oltre a tutto questo, non credo di essere nemmeno portato stilisticamente per questo genere.
Mi piacerebbe soprattutto, come ho detto prima, scrivere il romanzo storico che mi frulla in testa da tempo. nonostante tutte le difficoltà del caso.

-Cosa vedi nel tuo futuro? Hai degli obbiettivi precisi o prendi tutto ciò che verrà?

Eh, difficile a dirsi. Sono uno che per sua natura si fa già molte domande sul presente, quando il discorso si sposta sul futuro non so davvero cosa aspettarmi. Quello che so è che la realtà editoriale che sto scoprendo grazie al libro che ho scritto mi piace molto e mi farebbe piacere un giorno trovare un mio posto al suo interno.

-Se ti va prima di salutarci, scriveresti un pensiero, frase o altro di getto?

Ok dai, ci provo!
La vita è un continuo conflitto di istinti che si alternano nel prevalere l’uno sull’altro.
Mi è uscito così. Sarà vero? Ci penserò su. Ahah.

Grazie per esserti presentato e per averci parlato delle tue storie, in bocca al lupo per tutto e alla prossima!
Emanuela

Grazie a te! È stato un piacere! 

Nessun commento: