-Ciao Pietro, benvenuto e grazie per aver accettato! Parlaci
un po’ di te, chi è Pietro nella vita di ogni giorno?
Ciao! Grazie a te per avermi invitato! Nella vita di
tutti i giorni sono uno studente universitario iscritto alla facoltà di storia
che cerca di destreggiarsi tra le temute sessioni d’esame, e che ad essere
sinceri spesso arranca anche un po’. Per fortuna a farmi compagnia oltre a
famigliari e amici ci sono anche i libri.
-Quando e come è nata la tua passione per la scrittura? Parlaci
dei tuoi primi scritti fino ad arrivare a quello che scrivi oggi. In che modo
sei maturato, qual è l'aspetto che secondo te è evoluto di più?
La passione per la scrittura me la porto dietro da
sempre. Da bambino amavo scribacchiare storie o disegnare fumetti; fumetti
orribili a rivederli adesso ma a cui sono affezionato. I primi scritti che
potrei definire seri sono semplici annotazioni di pensieri e riflessioni
personali, una sorta di diario che scrivevo quando arrivava l’ispirazione. Poi
c’è stato qualche piccolo racconto e alla fine sono passato ai romanzi.
L’aspetto che è evoluto di più, e che sta evolvendo ancora adesso, credo sia
soprattutto una certa comprensione di ciò che è superfluo in un testo. Spesso
quando si è agli inizi capita di avere una certa tendenza ad aggiungere fin
troppo, forse per paura che il risultato finale non sia abbastanza, forse per
dimostrare a sé stessi di saper scrivere. Col tempo si impara a dosare meglio
certe cose e a fidarsi nello lasciar scorrere la propria scrittura con totale
spontaneità.
-Cosa pensi di case editrici e tutto questo mondo dicci
la tua?
È un argomento complesso. Io, come molti altri, tendo
sempre a differenziare molto le case editrici grandi da quelle piccole. Le
prime sono diventate ormai dei colossi quasi inaccessibili per gli esordienti
privi di pubblicazioni alle spalle. Tendono infatti a non voler assumersi il
rischio di scoprire nuovi autori per paura che i loro lavori si rivelino poco
spendibili. Le case editrici più piccole invece, nonostante siano realtà molto
più fragili dal punto di vista economico, hanno voglia di crescere e di
scoprire autori che possano farlo con loro.
Quello che mi sorprende sempre è quanto le grandi CE
sembrino indifferenti alla comunità di esordienti che non vorrebbero far altro
che lavorare con loro e magari anche per loro. Capisco che investire su un
autore sconosciuto sia un rischio ma la chiusura totale non mi sembra una
strategia vincente per uscire da quel calo di vendite che registrano
costantemente. Io tra gli autori esordienti ho scoperto molti testi validi che
sicuramente riscuoterebbero un certo successo con la dovuta visibilità.
-Cosa ami leggere e quali sono i tuoi autori italiani e
non preferiti?
Amo particolarmente i grandi classici, i saggi storici e
il fantasy. Ognuno per una ragione diversa. I classici ci accompagnano come
nessun altro in delle storie che sono delle vere e proprie indagini sull’uomo.
I saggi storici, oltre al mio gusto personale, mi insegnano sempre un sacco di
particolari nuovi del nostro passato e quindi anche sul nostro presente. Il
fantasy è invece una totale evasione dalla realtà capace però di riproporre ed
indagare molti aspetti di quella stessa realtà dalla quale è fuggito.
Per quanto riguarda gli autori preferiti, su tutti
troneggia Melville grazie al suo capolavoro Moby Dick. Seguono Tolkien,
Dostoevskij, Buzzati come scrittori mentre tra gli storici ho apprezzato molto
i lavori di Arrigo Petacco, Renzo De Felice e Giordano Bruno Guerri.
-La musica, per molti è un'accoppiata vincente con la
scrittura, cosa ne pensi? Ti accompagna nella scrittura o preferisci il
silenzio?
Confesso di essere controcorrente. Adoro la musica e
questo è un problema quando si parla di scrittura. Se la ascolto mentre faccio
attività che richiedono concentrazione mentale, come appunto scrivere o
studiare, finisce che mi perdo a canticchiare e il lavoro resta abbandonato a
sé stesso.
Quando scrivo, quindi, silenzio assoluto.
-Hai altri hobby o passioni oltre alla scrittura? Ce ne
parli?
Oltre ai libri ho sempre amato molto il cinema. La sera
mi piace un sacco guardare un bel film dopo cena. Amo anche, forse soprattutto,
rivedere film che già conosco cercando ogni volta di reinterpretarli e di
cogliere nuovi significati o particolari che magari mi erano sfuggiti in
precedenza.
-Ora parliamo invece dei tuoi scritti, ce ne parli un po’?
Di che genere ti occupi?
Per il momento mi sono dedicato esclusivamente al
fantasy. Ho iniziato con I quattro regni
che è un fantasy epico autoconclusivo. Dopo averlo finito, forse complice la
mia passione per la storia, ho deciso di dedicarmi alla stesura di due prequel
che spiegassero per l’appunto la storia del mondo che ho inventato. Racconto
quindi delle vicende e dei personaggi che hanno reso il mondo dei quattro regni
come lo troviamo all’inizio del libro. Ma per adesso non li ho ancora pubblicati.
-Cosa vuoi trasmettere ai lettori con la tua scrittura, cosa
vorresti arrivasse loro?
Principalmente mi piacerebbe che cogliessero le
riflessioni che ho voluto inserire nel testo. Non solo i messaggi di fondo del
libro sul valore dell’amicizia, della lealtà, della moralità e di molte altre
cose che magari si sentono spesso. Ho infilato nel testo anche altre riflessioni
mie o dei miei personaggi, alcune che condivido, altre no, che però credo siano
spunti interessanti su cui riflettere o magari di cui discutere con qualcuno.
-Hai già altri progetti in cantiere, ci puoi anticipare
qualcosa?
Ho un sacco di idee e un po’ di paura di non riuscire a
realizzarle tutte. Oltre ai sopracitati prequel de I quattro regni mi piacerebbe molto scrivere un altro fantasy
separato (che non c’entra nulla con gli altri) di taglio molto più
esistenzialista. Sperando che la cosa non sia troppo ambiziosa. Poi c’è il
grande progetto di scrivere un romanzo storico ambientato in Italia e qui la
voglia di mettersi in gioco va a braccetto con il timore legato alla
documentazione.
In ultimo, proprio in questi giorni mi è venuta un’idea
per un romanzo che definirei thriller/horror ma si va su un genere che ancora
non ho mai sperimentato come scrittore e non ho davvero idea di come potrebbe
essere il risultato.
-Cosa non scriveresti mai e cosa invece ti attrae e
vorresti provare a scrivere?
Non scriverei mai dei romanzi rosa. Personalmente non mi
appassionano molto, credo che le storie d’amore siano qualcosa di molto
avvincente se inserite in un contesto più ampio. Quando invece ci si focalizza
solo su di esse l’effetto che mi suscita è quasi un impoverimento della storia
d’amore stessa che si trova privata di altre realtà con cui confrontarsi. Oltre
a tutto questo, non credo di essere nemmeno portato stilisticamente per questo
genere.
Mi piacerebbe soprattutto, come ho detto prima, scrivere
il romanzo storico che mi frulla in testa da tempo. nonostante tutte le
difficoltà del caso.
-Cosa vedi nel tuo futuro? Hai degli obbiettivi precisi o
prendi tutto ciò che verrà?
Eh, difficile a dirsi. Sono uno che per sua natura si fa
già molte domande sul presente, quando il discorso si sposta sul futuro non so
davvero cosa aspettarmi. Quello che so è che la realtà editoriale che sto
scoprendo grazie al libro che ho scritto mi piace molto e mi farebbe piacere un
giorno trovare un mio posto al suo interno.
-Se ti va prima di salutarci, scriveresti un pensiero, frase
o altro di getto?
Ok dai, ci provo!
La vita è un continuo conflitto di istinti che si
alternano nel prevalere l’uno sull’altro.
Mi è uscito così. Sarà vero? Ci penserò su. Ahah.
Grazie per esserti presentato e per averci parlato delle
tue storie, in bocca al lupo per tutto e alla prossima!
Emanuela
Grazie a te! È stato un piacere!

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