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sabato 30 maggio 2020

Recensione - L’eremita - di Ignazio Frenda


TITOLO: L’eremita
AUTORE: Ignazio Frenda
GENERE: Fantasy/Horror
FORMATO: Ebook e Cartaceo
PAGINE: 310


TRAMA

Su un’altura alla periferia di una grande città vive un misterioso eremita. Egli abita abusivamente un’antica costruzione posta sulla vetta di un promontorio a strapiombo sul mare: da lassù attende il compimento letterale dell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse di Giovanni. Negli ultimi vent’anni l’uomo ha trasformato il suo eremo in un tempio religioso, adornando le pareti con mosaici, stucchi e pitture dal forte richiamo simbolico, esoterico ed apocalittico.
Tre ragazzi, molto giovani e molto diversi tra loro, mossi da impavida curiosità decidono di incamminarsi verso la vetta di Monte Sferrello: Lorenzo è la parte scettica e razionale del trio, nonché ateo e dichiaratamente antiteista. Con piglio provocatorio si diverte spesso a punzecchiare Alberto, amico fin dall’infanzia, che, viceversa, è fieramente cattolico. Chiara, ragazza solare, spigliata e avventuriera, è l’elemento allegro del gruppo e la sua presenza, da anni, tiene unito il rapporto oramai logoro tra i due.
Quando i tre consumano l’incontro con il misterioso eremita, degli eventi terrorizzanti iniziano a scandire la loro avventura: il bosco e la borgata ai piedi della montagna offrono loro un’esperienza orrorifica e un viaggio inquietante e visionario, anche se, alla fine, sarà la realtà a superare ogni immaginazione.
Il lettore viene introdotto in una classica avventura per ragazzi, con delle venature horror, che via via prende forma in un disturbante oniroviaggio ai confini della realtà, sfogando la curiosità e la tensione accumulate in uno spartiacque fantascientifico-esistenziale.
Esiste un determinismo cosmico oppure è tutto governato dal caso? Dio esiste o è solo un’invenzione per sopperire alle paure umane? La fede è solo un’illusione per chi crede o racchiude diverse sensibilità e diversi approcci al senso del mistero? Non poche domande di rilievo filosofico verranno affrontante in questo racconto, il cui fulcro centrale rimane il grande tema sulla dicotomia Ragione e Fede.

RECENSIONE

Salve lettori, per causa di forza maggiore ho vissuto un periodo non molto facile, le ore di sonno sono state poche e il tempo a mia disposizione per la lettura poteva essere misurato con un conta gocce, ma bando alle ciance, spesso tendo a dilungarmi troppo nella mia vita personale, pardon!
Come dicevo, dopo un lungo periodo di pausa mi sono immerso in questa lettura davvero particolare, a tratti anche molto impegnativa, sto parlando del romanzo di Ignazio Frenda dal titolo “L’eremita”.

Mi sono lasciato incuriosire dalla trama e soprattutto dalla cover, lo ammetto, sono colpevole!
La storia narra le vicende di tre amici molto giovani e molto diversi tra loro, ed è proprio questa loro caratteristica a rendere il romanzo interessante.
I tre mossi da una grande curiosità decidono di incamminarsi verso la vetta di Monte Sferrello per incontrare l’eremita, un uomo che attende la tanto agognata apocalisse.
Lorenzo è la parte scettica e razionale del trio, nonché ateo, ha sempre una spiegazione su tutto ciò che accade e soprattutto con prove scientifiche a portata di mano.
Con il suo carattere spigoloso e la sua costante sfacciataggine, non perde mai occasione di punzecchiare, deridere ed esasperare l’amico Alberto, cattolico e credente. Che mosso da una fede pura e sincera, cerca in tutti i modi di far valere le sue idee e convinzioni.
Infine c’è Chiara, ragazza solare, divertente e sempre pronta a mettere pace tra i due, troppo diversi e spesso ai ferri corti.
Ammetto che la lettura nella prima parte mi è parsa molto semplice e scorrevole, ma quando il libro ha preso una piega tra il fantasy e l’horror ho faticato un po’ ad andare avanti, spesso mi perdevo e dovevo rileggere alcune parti, però tutto sommato mi sono appassionato e soprattutto posto molteplici domande, soprattutto sulle parti religiose.

Per quanto ateo e, come lui stesso si definisce, un nichilista esistenziale, la sua visione delle cose, ma soprattutto il suo sentimento spirituale, vengono da sempre travisati o non capiti. Egli, in realtà, non è che ce lha con Dio, ma più semplicemente ne ha una concezione più alta, se vogliamo, rispetto alle forme più comunemente accettate. Tale concezione ha molto a che fare con quella del noumeno kantiano, inteso come limite della conoscenza umana, e per certi versi si rifà anche a quella del filosofo Baruch Spinoza, ma in una versione rivisitata. Se il Deus Sive Natura spinoziano si prefissa un Dio impersonificato nella natura, governandone larmonia e disinteressandosi della specie umana, il Dio post-spinoziano di Lorenzo non è altro che qualcosa di totalmente identificabile nella natura, un Dio immanente e soprattutto impersonale: nessuna mente pensante, nessun motore cosciente, nessuna intelligenza creativa, nessuna autorità vigilante e nessun giudice dopo la morte. Un Dio nient’affatto confortevole, al quale si stenta ad affibbiargli quest’appellativo, ma un Dio incredibilmente elegante nella sua brutale indifferenza. Tutto questo riesce a stimolare costantemente la sua curiosità e il suo intelletto, in modo tale da abbeverarsi, senza sosta, del senso di meraviglia e riverenza che tutti dovrebbero avere verso lignoto.

La suspense c’è tutta, la curiosità anche e penso che questo conti molto in un libro. Mi ha tenuto incollato alle pagine e mi ha spinto a volerne sapere di più, soprattutto quando la ragazza è scomparsa improvvisamente, portando poi alla separazione anche dei due amici.
Molti concetti filosofici e diversi punti di vista, questo libro ti spinge a porti determinate domande, soprattutto sulla nostra vita e su ciò che ci circonda. Realtà, fede, fantasia e misteri inspiegabili.

"Del resto non è quello che fanno miliardi di persone? Credono in un Dio, ma in fondo desiderano soltanto di contare qualcosa in questa vita."

Unico punto negativo è il fatto che non sia riuscito a inquadrare perfettamente i protagonisti, non sono riuscito a sentirli come dire, parte di me. Però l’autore ha fatto comunque un buon lavoro, soprattutto sulle descrizioni dei luoghi e sui viaggi tra dimensioni diverse, direi che quello è stato il momento in cui ho esclamato: wow!
Che dire ancora? Se volete sapere come andrà a finire, non vi resta che leggere questo libro.

Complimenti ancora all’autore, una lettura davvero piacevole. Scrittura fluida e scorrevole, ricca di metafore, punti di vista contrastanti e spiegazioni scientifiche e surreali.
Una lettura davvero consigliata.
Alla prossima, un saluto dal vostro Giorgio Leone.


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