Per alcuni scrivere e leggere diventa necessario, per vivere o
sopravvivere alla propria vita, per esprimere ciò che si ha dentro, per
rivelare ciò che a parole a volte non si riesce, o più semplicemente a volte è
un mezzo, uno strumento per evadere, per viaggiare, per estraniarsi o
allontanarsi dalla realtà.
Voi perché scrivete o leggete?
Io quando penso alla lettura e alla scrittura, ho subito davanti agli
occhi le immagini delle pagine, delle
lettere, delle frasi scritte d’impulso su
di un post-it, dei pensieri su una cartolina, o quelle frasi scritte e rubate
tra i banchi di scuola. Questo è quello che la mente richiama, e naturalmente
accanto a queste immagini arrivano prepotenti i ricordi.
Io credo che scrittura e lettura siano legate a doppio filo e ora
cercherò di spiegarvi il mio perché.
Non sono una scrittrice, ma fin da piccola scrivo, avevo sei anni quando
mia mamma mi regalò il mio primo diario segreto e da lì in poi non ho più
smesso.
Inizialmente era solo un raccontare ad “Un amico” le mie giornate, poi
crescendo le pagine si sono
trasformate nel mio sacco da box personale, un modo
per sfogare le emozioni, belle o brutte che fossero. Arrivata vicino alla
quarantina, oltre ad essere tutto ciò che ho scritto sopra, le pagine sono
diventate il mio segno, la mia traccia, un modo per far sì che la mia
essenza venga ricordata o resti legata in qualche modo a questo mondo.
Non sono di certo una persona importante o di rilievo di cui bisogna
ricordare le gesta o le parole, ma è bello pensare di non diventare il nulla e
di poter restare nei ricordi o nelle parole di qualcuno.
Non è forse questo che facevano nell’antichità? La scrittura era un
vettore, il mezzo per tramandare, far conoscere e raccontare, un modo per
rendere indelebile la propria impronta.
I ricordi posso sbiadire, le parole cambiare, scomparire, ma quando li
si imprime su carta, questi verranno letti, ricordati nel tempo, ritrovati e
passati di mano.
Quando mi trovo in una biblioteca, o in una libreria mi viene naturale sfiorare i dorsi delle copertine, annusare l’aria, immaginare chi, come e
quando quel libro che ho tra le mani è stato scritto.
Poi torno a casa, leggo quel libro e immagino che anche solo in piccola
parte la mia essenza entri in contatto con quella di chi la scritto. Come se l’autore
mi stringesse la mano, e lì in quel semplice tocco immaginario le nostre vite s’incontrano
e si raccontano.
Quante storie ho letto e quante spero di leggerne che mi hanno
fatto provare questa sensazione, magari un giorno sarà la mia storia a tendere
la mano a chi la leggerà, chissà tutto può accadere. Intanto questa è la mia
spiegazione al fatto che la scrittura sia per me legata a doppio filo con la
lettura. Voi che dite, sono pazza da legare o condividete con me questa
bellissima convinzione?
Aspetto i vostri commenti,
a presto Emy P.





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