Oggi il blog partecipa a questo blog tour presentandovi
l'autrice, leggete e scoprite chi è Daniela Jannuzzi.
Intervista
Ciao Daniela benvenuta, raccontaci un
po’ di te, scrittura e vita quotidiana, sono due cose ben distinte o l’una è
legata all’altra? E tu come sei in entrambe le sfaccettature?
Ciao.
Innanzi tutto, grazie a te per l'ospitalità. Spero di riuscire a
rispondere a tutte le domande in maniera esaustiva.
Per rispondere al primo quesito, posso dirti che la scrittura fa ormai
parte della mia vita quotidiana. Non potrebbe essere altrimenti poiché, da un
anno circa, sono diventata mamma di una bimba molto vivace. Quindi, mentre
prima riuscivo a ritagliarmi maggior spazio per scrivere, adesso sono costretta
a far entrare la scrittura in ogni piccola bolla di tempo all'interno della mia
giornata. Posso affermare che la scrittura si è proprio fusa con la vita di
tutti i giorni, ma solo per quanto riguarda il tempo. Nella vita di tutti i
giorni, sono una delle tante mamme che devono lavorare, corro tutto il giorno e
cerco di passare più tempo possibile con mia figlia. Sono cresciuta in una
famiglia dove lavoravano entrambi i genitori e ho sofferto molto la mancanza di
spazi con loro. Quindi, provo nel mio piccolo a non fare lo stesso errore.
Nella scrittura, non mi saprei definire. Non riesco ad avere una
visione del mio "Io" che scrive dall'esterno. Penso di essere ancora
una sognatrice, nonostante le brutture della vita e lo stress.
-La scrittura com’è entrata nella tua
vita? Qualcosa o qualcuno ti ha spinta verso questa tua passione?
La scrittura è entrata per caso nella mia vita. Sono da sempre
stata una gran lettrice quindi, di riflesso, da bambina cominciai anche a
scrivere storie. Il mio primo lavoro vero e proprio, fu un romanzo per ragazzi.
Avevo tredici/quattordici anni, al tempo divoravo i romanzi per ragazzi della
Gaia Junior, così decisi di scriverne uno. Purtroppo, persi tutto il lavoro
durante un trasloco. Non me lo perdonai. Dopo uno stop, durato anni, cinque
anni fa decisi di riprendere la penna in mano. Da allora non mi sono più
fermata.
-Che tipo di lettrice sei, che generi e
autori ami e prediligi?
Sono una lettrice che non ha un vero e proprio genere preferito.
Leggo di tutto, dal self alle piccole, medie e grandi Case Editrici. Mi lascio
guidare dall'istinto e dalla situazione del momento. I thriller e gli horror,
mi rilassano. So che, detto così, può suonare strano. Ma ti assicuro che è la
verità. Mi succede anche con i film dello stesso genere. Ovviamente, rientro a
pieno titolo nelle accumulatrici compulsive di libri: ne compro più di quanti
ne riesca a leggere. Credo che sia una cosa piuttosto diffusa tra chi ama la
lettura.
-E ora parliamo delle tue storie,
raccontaci un po’ come sono nate, di cosa parlano e i loro personaggi.
Ho pubblicato sei lavori in tutto, escludendo i racconti scritti
per vari concorsi e antologie. Il primo lavoro fu un self. Al tempo non avevo
idea di come destreggiarmi nel mondo della scrittura e scelsi la strada più
semplice per me. Si intitola "Il cuore e la maschera" ed è una sorta
di sequel de "Il Fantasma dell'Opéra" (il musical di H.L. Webber). Ho
pensato più di una volta di riprenderlo in mano e sistemarlo, ma non ho trovato
il tempo per farlo. Questo libro ha una genesi strana: amavo la storia del
Fantasma sin da bambina. Una notte, dopo un brutto intervento, sognai quello
che sarebbe diventato il finale del libro. Al mattino, presi carta e penna e
cominciai a scrivere. In sei mesi ne terminai la stesura e in un anno
complessivo, lo pubblicai. Il mio secondo lavoro, è un horror: "La
bambola". In origine, doveva fare parte di una piccola antologia, giaceva
nel cassetto della scrivania da tanto tempo. Un giorno, lo feci editare e lo
mandai, quasi per gioco, in giro. Dopo un paio di mesi, una piccola casa
editrice mi mandò il contratto. La terza storia, "La maschera del
passato", ha avuto un iter più travagliato. Avevo deciso di partecipare a
un concorso a tema carnevalesco. Così, scrissi questo racconto lungo e lo
mandai. Non entrò neanche in classifica. Ci rimasi male, perchè a me la storia
piaceva. Da un'amica, venni a sapere che una casa editrice digitale cercava
racconti lunghi. Lo mandai, quasi sicura che avrei fatto un buco nell'acqua.
Invece, la storia piacque molto e venne pubblicata. Perla di Venezia e di un
incontro molto particolare; di una donna che non crede più nell'amore ma che,
alla fine, torna a sognare. Subito dopo, mi sono cimentata con un libro per
ragazzi: "Toivoa". Si tratta di un libro illustrato che parla di
disabilità. È stato pubblicato da una piccola Casa Editrice, ma mi ha dato la
soddisfazione di venire scelto come libro di narrativa in tre scuole medie.
L'ultimo lavoro, è un urban fantasy a tema vampiresco. Si intitola
"Nessuno è perfetto" e fa un po' il verso a tutto il genere
"zannuto". È la storia di Trish, barista in un locale notturno,
perseguitata da un vicino di casa molto particolare. Il libro si ispira al film
"La finestra sul cortile", uno dei miei preferiti.
- Parlando invece più nello specifico
del tuo libro pubblicato con Literary “Brianna di Wias” raccontaci un po’ com’è
nato di cosa parla e cosa si deve aspettare chi lo leggerà?
Brianna ha avuto una genesi molto lunga e difficile. Lo inizia a
scrivere tre anni fa, intervallandolo con due libri pubblicati prima. Lo
prendevo e lasciavo in continuazione, perdevo l'ispirazione molto facilmente.
Sono molto legata a questa storia, perchè ha visto il verificarsi di tanti
eventi della mia vita. Alcuni bellissimi, altri molto tristi. La sua nascita è
avvenuta per caso: un giorno vidi una galleria di cover premade e una in
particolare mi colpì molto. Decisi di acquistarla d'impulso, non avendo alcuna
storia da abbinarci. Dopo poco, cominciai a pensare a una vicenda che potesse
avere quell'immagine come protagonista. Così è nata "Brianna di
Wias". È, di sicuro, un romance storico. L'ambientazione è medievale. Non
è una storia semplice, anzi la ritengo abbastanza forte. L'epoca in cui si svolge,
non era esattamente romantica. C'era molta violenza e ho cercato, seppur con
molte sfumature, di riportare questa oscurità anche nel libro. Quindi è una
storia romantica, ma con molte sfaccettature oscure. Parla di una fanciulla
nata e cresciuta in un povero villaggio, costretta ad assistere quotidianamente
ai soprusi perpetrati dagli sgherri del re, ai danni della sua gente. Decide,
così, di combattere contro il tiranno, mettendo a repentaglio la sua stessa
vita. Si scontrerà con Sir Gareth, il cavaliere preposto dal re al comando del
suo villaggio. Sarà un incontro che sconvolgerà la vita di entrambi. Non dico
di più, così non rovino la sorpresa.
- Com’è nata la tua collaborazione con
Literary Romance, credi sia fondamentale poter essere seguiti da professionisti
del settore? Raccontaci la tua esperienza.
Il mio incontro con la Literary Romance è avvenuto per caso. Sono
un tipo preciso e non mando mai un testo alle CE senza farlo editare
privatamente. Lo stesso feci con Brianna. La mia editor mi chiese di poter fare
leggere la storia alla Literary, io acconsentii. Quando Simona Friio mi
contattò, ne fui molto felice. Non pensavo che la storia potesse piacerle.
Credo che, per ogni autore, sia fondamentale farsi seguire da professionisti.
Purtroppo molti testi, anche interessanti, mostrano dei punti deboli dovuti
alla mancanza di editing. Certo, è pur vero che non tutti possono permettersi
un editing professionale, però è una garanzia in più. Dobbiamo sempre metterci
nei panni di chi comprerà il libro e cercare di consegnare un lavoro al suo
meglio. Soprattutto al giorno d'oggi, che il mercato editoriale è in piena
espansione. Scrivono quasi tutti, ma pochi sono i lavori davvero buoni. In
questo enorme calderone, dobbiamo cercare di rispettare il più possibile il
lettore. Anche se a molti il libro non piacerà e troveranno comunque da ridire.
-Per quanto riguarda il tuo lato da
scrittrice, come nasce una tua storia, da cosa parti e come prosegui?
Una storia nasce all'improvviso. Può venir fuori da un sogno, da
una frase colta in giro per strada, da un'esperienza di vita vissuta o
raccontata e, come mi è capitato, da un manifesto. Non sai mai quando la nuova
storia busserà alla tua mente. Di solito, per non perdere il filo, appunto
tutte le mie possibili trame su un foglio. Ne ho ben diciannove all'attivo,
peccato mi manchi il tempo. Io scrivo d'impulso. Non riesco a essere costante,
a meno che non stia correggendo un lavoro o abbia una scadenza. Questo perchè,
ci sono giorni in cui non riesco a mettere due parole in fila. Porto con me un
taccuino e, se l'ispirazione si fa sentire, lo apro e scrivo.
- Realtà e immaginazione in che
percentuale si mischiano nei tuoi libri? C’è un filo conduttore che accomuna le
tue storie?
Non ho fili conduttori comuni nelle mie storie. Alcune hanno una
loro morale, altre no. In tutte, però, c'è una parte del mio vissuto. Può
essere una frase, un nome o una vicenda. Metto sempre una parte di me nel
libro.
-Infine ti chiedo, hai una frase a cui
sei particolarmente legata che hai scritto nei tuoi libri? Ci spieghi anche il
perché?
C'è una frase in particolare. Si trova nella dedica de "Il
cuore e la maschera". Il libro è dedicato a mio nonno, che purtroppo non
c'è più. Lui è stata la persona più importante della mia vita. Mi ha insegnato
tante cose ed è grazie a lui che sono quella che sono. Ho vissuto
un'adolescenza un po' particolare, ero molto introversa e insicura. Lui è stato
l'unico a capire chi fosse Daniela in realtà, l'unico a "vedermi".
Gliene sarò grata per sempre.
Grazie infinite per la
disponibilità e per esserti raccontata
Grazie a te per l'ospitalità e per il tempo che mi hai dedicato.
Spero di non deludere quanti mi daranno fiducia.



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