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mercoledì 7 novembre 2018

Intervista a Teresa Di GAetano ospite al Festival Romance Italiano 2019





Benvenuta Teresa e grazie per questa intervista.
Grazie a te Emanuela per la splendida opportunità che mi offri.

-Chi è Teresa nel quotidiano?

Mah sono una donna come tante. Mi piace molto fare lunghe passeggiate, costeggiando il mare. Abito in una città marittima per cui mi perdo ben volentieri a osservare il mare o ad ascoltare l’infrangersi delle onde sulla battigia o sugli scogli. Faccio un po’ di sport e ascolto tanta musica (mi rilassa), anche quando scrivo le mie opere. Frequento, quando ci sono, corsi di scrittura creativa. Anche se è da quindici anni (più due anni di gavetta per diventare giornalista pubblicista) che scrivo in modo professionale, sento sempre l’esigenza di tenermi aggiornata e di migliorare la mia scrittura.

-Quanto ha influenzato la tua vita, le tue storie e i tuoi personaggi?

Ho avuto la fortuna di avere un’infanzia felice oltre che ricca di belle esperienze personali, quindi la mia vita ha influenzato e influenza molto le mie storie e i miei personaggi. Per esempio, in “Senza di te”, breve romance che porterò al Festival, racconto, sebbene in modo romanzato, le mie “avventure” per diventare giornalista pubblicista. Se è vero che la gavetta è stata molto dura, dall’altra mi ha formata. Prima scrivevo solo per me stessa, anche se speravo di essere letta da qualcuno. Con l’esperienza giornalistica invece ho compreso che bisogna scrivere per essere letti. E l’aver avuto la possibilità di fare entrambe le esperienze (quella della carta stampata e quella televisiva) è stata una buona occasione formativa. Perché un conto è scrivere per la carta stampata e un conto scrivere servizi televisivi (che in gergo giornalistico in realtà si chiamano “sonori”). Sono due modi diversi di scrittura, ma entrambi mi hanno insegnato qualcosa per la narrativa.

-Qual è stata la spinta che ti ha portato a voler pubblicare e a farti conoscere come scrittrice?

Ottima domanda. Prima tenevo, come tutte le adolescenti, un diario segreto. In realtà, lo tenevo per esercitarmi con la scrittura e non per confidare i miei segreti. Infatti, mi limitavo a raccontare quello che mi accadeva durante il giorno. È un consiglio che mi sento di dare a tutti gli aspiranti scrittori quello di tenere un diario. Anche se non si ha una vita densa di azione o di avventura, raccontare di se stessi aiuta poi tantissimo per la narrativa. I miei primi scritti, brevi racconti e poesie, li annotavo in dei quaderni che non facevo leggere a nessuno. Un po’ mi vergognavo di avere la passione per la scrittura. Temevo che in famiglia non comprendessero la mia voglia di mettere su carta la mia sfrenata fantasia. È stato il giornalismo a farmi uscire allo scoperto. Ed è stato un bene che sia stato così, perché ormai a casa i miei articoli venivano letti dai parenti, quindi uscire allo scoperto con le mie storie inventate diciamo che è stato un po’ più soft.

-Che impatto ha avuto il tuo diventare scrittrice sulla tua famiglia o sul tuo lavoro?

Mah leggevo i miei articoli a casa, prima di mandarli al giornale o all’emittente televisiva, per cui sulle prime l’impatto è stato un po’ disorientante. Ma poi è stato ben accetto, anche perché mi sono mostrata molto determinata. Del resto, era da quando avevo nove anni che desideravo diventare una scrittrice e che in silenzio coltivavo questa mia grande passione. Quindi, o esplodeva o esplodeva. Ed è esplosa. L’impatto è stato positivo, anche se nessuno dei miei familiari mi ha mai detto: “Sì, diventerai una grande scrittrice!” Mi hanno sempre fatto tenere i piedi ben saldati per terra. E hanno fatto bene. Oggi ci sono tante talentuose scrittrici. Il mondo dei libri è un mondo sommerso da infiniti titoli. Difficile emergere, ma io non mi abbatto. Proseguo per la mia irta strada.

-Ora ti va di raccontarci un po’ le tue storie e i tuoi personaggi?

Come ho detto prima, scrivo in modo professionale dal 2003, quindi da ben quindici anni. Ho pubblicato una sedicina di romanzi e ogni volta cerco di non ripetermi e di essere diversa. Mi alterno tra due generi letterari: i fantasy per ragazzi e i romance. Ho notato però che per la maggiore vanno i romance e così ultimamente mi sto dedicando più a questo genere letterario. Essendo cambiata molto in questi quindici anni è difficile dare una descrizione specifica per ogni mio personaggio. Diciamo che sono un’inguaribile romantica, quindi nelle mie storie, compresi i fantasy, inserisco sempre la componente amorosa. Non ne posso fare a meno. Poi le mie storie non necessariamente finiscono a lieto fine. Lo so, il pubblico si aspetta sempre il lieto fine. Ma essendo un po’ pessimista e realista come autrice preferisco raccontare la realtà. Non sempre, infatti, nella realtà c’è un lieto fine. Forse questo è un antico retaggio del giornalismo che ho fatto, dato che si deve raccontare la realtà. A me piacciono personaggi veri, come Rossella di Via col vento. Ed è quello che cerco di rappresentare nelle mie storie, soprattutto nei miei romance.

-C’è un libro tra i tuoi a cui sei più legata e perché?

Ce ne sono tre. Il primo è “Senza di te”, perché appunto ho ricordato la mia passata esperienza giornalistica. Il secondo è un fantasy per ragazzi, “Rosehan e la spada di Shanas”. È il romanzo più lungo che io abbia mai scritto, ben quattrocento pagine di storia. E non solo. Il libro è frutto di un’esercitazione di un corso di scrittura creativa e di sceneggiatura che ho fatto nel 2010. Ho utilizzato per la prima volta “i conflitti”, i veri motori di una storia. E il terzo e ultimo è “Pezzi mancanti di te”. Mi è piaciuto molto scrivere il finale di questo romance, perché era come me l’ero immaginato. Spero di non fare troppi spoiler, comunque la scena che mi è piaciuta descrivere è quando Miss Wellinton incontra per caso Tristan, figlio illegittimo di Gilbert, e guardando il bambino negli occhi comprende che l’unico uomo che ha realmente amato nella sua vita è stato Gilbert, anche se fino a quel momento non l’aveva capito. Questa scena è bellissima, perché mostra una sfaccettatura di sentimenti che fa venire semplicemente i brividi. Non poteva esserci finale migliore per questo libro.

-Ce o self parlaci della tua esperienza.

Io ho avuto la triplice esperienza: casa editrice a pagamento, casa editrice medio piccola e self. Delle tre preferisco il self perché sono libera di scegliere tutto io: dall’impaginazione alla cover, dal prezzo di copertina a quando fare uscire il romanzo. Insomma c’è la completa libertà. Però si diventa un po’ imprenditori di se stessi e questo vuol dire che bisogna sponsorizzarsi da soli. E non avendo molte risorse non è affatto semplice. L’esperienza con la Casa editrice a pagamento la sconsiglio a tutti. Meglio in quel caso non pubblicare o al massimo andare dal tipografo, almeno si risparmia.

-Se potessi tornare indietro nel tempo c’è qualcosa che faresti diversamente o altro che invece eviteresti proprio?

Sì. Per scrivere romanzi occorrono due cose: studio (quindi preparazione) ed esperienza. L’esperienza gioca un ruolo basilare se si vuole scrivere. E si fa soltanto se si commettono degli errori. In alcuni miei romanzi, proprio perché alle prime armi, ho fatto alcuni sbagli. Certamente, rimediabili, però mi dolgo che non ci sia stato qualcuno, competente, a consigliarmi o comunque di non aver fatto prima certi corsi di scrittura o letto manuali di scrittura. La narrativa non è come il giornalismo che puoi scrivere a braccio. Bisogna pianificare tutto e aggiornarsi e studiare.

-Che tipo di lettrice sei? Quali generi prediligi e quali invece eviti?

Lettrice bradipo. Si può dire? Leggo molto lentamente un libro, perché lo devo proprio “assaporare”, oltre “rifletterci”, vedere com’è scritto, insomma non mi siedo in poltrona e leggo passivamente. Cerco di farmi un’opinione oltre che ti carpirne i trucchi del mestiere. Per ora prediligo leggere i romanzi rosa ambientati in Inghilterra nel periodo vittoriano. È un periodo storico che mi affascina tantissimo e che oltretutto trovo molto romantico. Evito gli horror, i thriller e un po’ i gialli.

-Festival Romance cosa pensi di questo evento dedicato esclusivamente al rosa, quali sono le tue aspettative come scrittrice?

Secondo me sarà come una grande festa in “rosa”. Credo che sia stata una buonissima idea inventarlo. Molti tacciano i rosa come romanzi di serie B. Non lo sono affatto. È uno dei generi letterari più letti perché c’è il trionfo delle emozioni, ma soprattutto dei sentimenti. Mi aspetto di incontrare molte lettrici appassionate del genere e di portare alla loro attenzione le mie storie.  So che non sarà semplice perché ci saranno insieme a me tantissime altre brave scrittrici, ma nel mio piccolo ce la metterò tutta. Sono davvero felice di essere riuscita a parteciparvi. Mi sono iscritta un po’ tardi, ma ci sono rientrata per fortuna. E poi penso che da questa splendida kermesse avrò molto da imparare. Ho partecipato in passato a tante Fiere, ma mai nessuna con uno specifico tema. Quindi sarà tutto da scoprire e da “gustare”…

-Cosa si devono aspettare da te i lettori? Cosa troveranno al tuo tavolo e come ti presenterai?

Be’ i mei romanzi. Onestamente non sono un’abile oratrice (mi sto esercitando per questo), però spero che comunque la mia timidezza non sia da ostacolo per instaurare un bel dialogo con i lettori. Incrocio le dita per questo. Poi, al tavolo troveranno i miei romance, che sono: “Senza di te”, “Se solo i tuoi occhi…” un paranormal romance in seconda edizione, “Rimani qui con me”, “Pezzi mancanti di te”, “Amate Ombre” (questi tre romanzi fanno parte della trilogia sui Conti di Barrow, ambientata in Inghilterra nell’Ottocento) e “Lontano da noi” il pregiato volume che contiene tutti e tre i romanzi sui Conti di Barrow. I libri saranno ovviamente scontati. E i lettori troveranno anche dei gadget. Ma non posso aggiungere altro perché sono in fase preparazione. Io spero, oltre a questi romance che ho citato, di riuscirne a portare altri due, uno di questi il quarto libro della saga sui Conti di Barrow. Spero di finirlo per tempo.

-Infine hai una frase, motto o citazione a cui sei particolarmente legata? Ci spieghi anche il motivo?

Sì è un frase un po’ triste, presa dal film New Moon della Meyer:
“Ovunque io guardi vedo la sua assenza. È come se qualcosa mi avesse scavato una voragine nel petto.
Ma un po’ sono felice, il dolore è l’unica cosa che mi ricorda che lui c’era davvero.”
Come ho scritto nelle precedenti risposte tendo di norma a essere triste e malinconica, oltre a drammatizzare quando c’è la perdita di un amore.
È molto realistica, come me, del resto.

Grazie davvero per questa opportunità, in bocca al lupo per tutto, a presto Emanuela del blog La biblioteca di Mary.



1 commento:

Unknown ha detto...

Grazie per l'intervista! ^_^