Eccomi
finalmente oggi Anne mi ha chiesto la parola, vuole raccontarci di lei, di Matt
e del loro inizio. Una passeggiata tra i ricordi, chiudete gli occhi, anzi no
leggete e immergetevi nella loro storia e lasciatevi trasportare dalle emozioni.
I ricordi di Anne
e Matt
«Mamma,
ho bisogno del tuo aiuto. Per il corso di scrittura creativa dobbiamo utilizzare
la storia d’amore dei nostri genitori, come base per una storia da inventare.
Unire realtà e fantasia. Ti va di raccontarmi come vi siete conosciuti tu e
papà?»
Se
Claire mi avesse fatto questa domanda qualche mese fa, sarei crollata in
lacrime solo all’idea di ricordare. Ma l’amore fa miracoli. No, non cura tutte
le ferite, non cancella completamente il dolore, ma riesce a farti accettare
quello che è stato. A vivere un ricordo con il sorriso, piuttosto che con le
lacrime. Noah sarà sempre il mio punto debole ma, da quando Matt ha rimesso
insieme i cocci del mio cuore, riesco a guardare indietro senza spezzarmi
nuovamente.
Chiudo
il libro che stavo leggendo e mi perdo nei ricordi.
«Era
una mattina di marzo. Ero a scuola, in seconda fila. Lezione di storia, il
signor Koran stava parlando della guerra di secessione, quando la preside ha
bussato ed è entrata in classe. Dietro di lei, c’era tuo padre, piuttosto intimidito
nonostante sembrasse più grande di tutti noi: era il più alto di tutti, un tipo
atletico… in confronto, gli altri ragazzi della classe sembravano appena usciti
dall’asilo. Venne a sedersi vicino a me, per volere dell’insegnante: sono
sempre stata una secchiona, Mr. Koran mi chiese di aiutare Noah a mettersi in
pari con il programma. Papà si era trasferito da Sacramento da poco, tuo nonno
aveva ottenuto una promozione qui in città. Appena finì l’ora, dovevamo andare
in mensa, ma decisi di fargli da cicerone per la scuola. Parlammo tantissimo e
scoprì che abitava all’angolo della nostra via! Diventammo amici, passavamo
tutti i pomeriggi insieme. Io lo aiutavo a recuperare, tuo padre non era
proprio uno studioso… potevi fargli fare tutto, ma guai a chiedergli di risolvere
esercizi di matematica! E che fastidio vederlo circondato dalle altre ragazze,
una fidanzata diversa ogni settimana! Era entrato nella squadra di football, le
cheerleader erano tutte innamorate di lui. Mi vergognavo tantissimo, io ero la
secchiona con gli occhiali, lui così stupendo. È sempre stato un punto di
riferimento per tutti, Mr. Popolarità praticamente. Eppure, c’è sempre stato
per me, anche quando aveva da fare. Mi leggeva dentro, con lui non avevo
bisogno di parlare. Diceva sempre che ero come un cielo azzurro: quando c’era
qualcosa che mi turbava, si vedevano le nuvole. Realizzai che mi ero innamorata
del mio migliore amico quando invitò l’odiosa Jennifer, capo delle cheerleader,
al ballo scolastico. Non volevo andare, ma la nonna ha insistito. “Andiamo a
comprare il vestito più bello che troviamo. I ragazzi sono stupidi, amore mio.
Non capiscono quali siano le cose importanti. Ragionano con la parte sbagliata
del corpo, si lasciano attrarre dalla ragazza facile. Lo incanterai, farai un pochino
la civetta con gli altri ragazzi, e vedrai che capirà cosa vuole”. Aveva
ragione! Quando ballai con Damon, un nerd simpaticissimo che voleva far
ingelosire una ragazza, tuo padre si arrabbiò tantissimo. Mi trascinò fuori
dalla palestra! Mi arrabbiai, alla fine lui era sempre avvinghiato a una
ragazza diversa, come osava fare una scenata di gelosia? Mi guardò dritto negli
occhi, mi disse che lo faceva perché aveva paura.»
«Ma
paura di cosa, mamma?», Claire si è appassionata alla storia, ha lo sguardo lucido,
come tutte le volte che ricordiamo insieme Noah.
«Paura
di fare un passo falso con me. Insomma, siamo stati due cretini. Per paura di
rovinare la nostra amicizia, nessuno dei due faceva il primo passo. Papà
sperava di riuscire a stare bene con una ragazza, ma voleva me. Ogni storia non
durava più di qualche giorno, perché capiva che non andava bene illuderle così.
Quella sera ci baciammo per la prima volta.»
Sono
stata fortunata, nonostante tutto. Con Noah ho avuto tutte le prime volte che
sognavo. Mi sono innamorata del mio migliore amico, ci siamo presi per mano e
abbiamo attraversato tutti i traguardi che ci eravamo prefissati.
«Mamma,
puoi anche non rispondermi ma… quando papà decise di arruolarsi?», è la prima
volta che lo chiede, ha sempre accettato il fatto di avere un padre militare,
sempre lontano da lei.
«Al
momento di decidere per quali college fare domanda, tuo padre mi portò a fare
una piccola gita. Fece i salti mortali per convincere i nonni ad acconsentire,
ma sapeva come non farsi dire no. Mi portò con sé a Sacramento, mi mostrò i
suoi posti preferiti, mi fece conoscere degli amici… poi, mi chiese di seguirlo
in un posto, ma che avrei dovuto tenere le domande per dopo. Al tempo ero
peggio delle tue sorelle, una domanda sempre sulle labbra, quindi sapeva di
chiedermi tanto. Mi portò a visitare una struttura per i reduci di guerra… mi
disse solo che aveva conosciuto un ex marine su una chat, che voleva conoscerlo
e potergli parlare, ma che non lo poteva fare con la sua famiglia vicino. Quando
uscimmo, avevo la testa piena di domande a cui volevo dare una risposta, ma tuo
padre mi stupì ancora. “Raggio di sole, so di chiederti tanto. So di essere
giovane, so di non essere perfetto. Conosco i miei limiti, ma conosco ancora di
più i miei valori, il mio credo. E, da qualche mese, conosco il mio futuro.”»
Prendo
una pausa, sono ricordi agrodolci. Il dolore accompagna le mie parole, ma un
sorriso nasce spontaneo, ricordando quella giornata. Ricordo il vento che
soffiava freddo, nonostante un timido sole cercasse di scaldare i primi giorni
di marzo. Ricordo di aver pensato che volesse rompere con me, di aver
immaginato mille folli pensieri. Ma poi arrivò lo stupore, quando Noah si
inginocchiò nel bel mezzo del marciapiede. Ricordo le mie lacrime di gioia, gli
sguardi innamorati delle persone che ci camminavano intorno, di quelle che si
fermarono a sentire.
«Ero
terrorizzata, Claire. Sentivo il gelo entrare nelle ossa. Tuo padre iniziò a
parlare, balbettando leggermente, come quando era stressato. “Anne, io ti amo.
Ogni cellula del mio corpo ti appartiene. Tu mi fai sentire speciale, una
persona forte, valorosa. Voglio renderti fiera di me, ogni giorno della mia
vita. E so di poterlo fare, ma devi essere forte con e per me. Prima di farti
la domanda che ti stai aspettando, voglio metterti al corrente delle mie
scelte.
Finita la scuola voglio arruolarmi, voglio proteggere Te e il mio
paese. Voglio essere un uomo coraggioso, voglio andare oltre agli ostacoli,
oltre le paure. E voglio te al mio fianco. Voglio urlare a pieni polmoni che
sei mia moglie. Voglio svegliarmi respirando il tuo profumo, baciando le tue
labbra, venerando il tuo corpo. Ma devi essere pronta alle lunghe separazioni,
alle distanze, agli orari diversi. Devi essere al mio fianco, la mia forza
quando vorrò mollare tutto. La mia ancora. Dimmi che lo vuoi, dimmi di sì.”»
Non
fu facile accettare tutto questo, ci misi quasi due mesi. Non era la parte del
diventare moglie a spaventarmi, ovviamente. Avevo paura di perderlo, di non
riuscire a viverci. Avevo una scelta difficile davanti a me: vivere con l’amore
della mia vita e accettare di correre il rischio o dovergli dire addio subito.
Nonostante il dolore vissuto, nonostante le cicatrici che non se ne andranno
mai, sono fiera della scelta presa. Sono fiera di aver sposato Noah, di essere
stata presente alla cerimonia, di aver assistito al suo giuramento. Sono
orgogliosa del mio Marine, di quello che ha fatto per me e per il nostro Paese.
Lo ringrazio per avermi donato tre pezzi del suo cuore, tre figlie
meravigliose. Purtroppo, la vita non è un romanzo che possiamo scrivere a
nostro piacimento. La vita ti mette davanti degli ostacoli e non puoi far altro
che accettarli e superarli. La vita con Noah è stata troppo breve, ma intensa.
Ci siamo amati tantissimo, e continuerò a farlo.#prodottofornitoda: info e dati forniti gratuitamente dall'autrice.



Nessun commento:
Posta un commento