Sinossi
Possiamo perdonare. Dimenticare, no. Quello, mai. Rya torna al
proprio passato e guarda al futuro con occhi diversi. In lei si mescolano dubbi
e incertezze: gli equilibri di potere in Idrethia sono cambiati e nessuno può più
garantirle protezione. La principessa di Temarin deve sopravvivere e lottare
ancora per difendere se stessa e la propria dignità. L’amore è una scelta, non
un sentimento; l’amore non rende liberi, ma appaga desideri altrui a cui lei
non può sottrarsi, se lo scopo è il ritorno a corte.
Il prezzo da pagare, però, è
alto quando si soffocano le vere emozioni. Il ritorno dell’uomo che Rya ama le
sconvolgerà la vita, già difficile, e farà riaffiorare difficoltà prima sopite,
sensazioni di un viaggio lontano, mai sbiadite, che con violenza tornano allo
scoperto.
Il terzo romanzo della Rya Series, dove verità inaspettate si
mescolano a intrighi e vendette, e la sincerità di ognuno è messa in
discussione. Di chi puoi fidarti quando in gioco c’è la tua stessa vita? Per
quanto tempo si può vivere nella menzogna?
Estratto
Nemi e Niken, fianco a fianco, avevano affrontato il sovrano di
Idrethia ed erano sopravvissuti. Avevano vinto. La faccenda era molto semplice,
perché la morte è molto semplice. Il resto, è solo conseguenza.
Blodric Herrand non c’era più.
Io non ero più signora d’Idrethia.
Io non sarei mai stata regina.
Semplice.
Rya
Rya ha in sé lo stigma di ogni
secondogenita, prima passata in secondo piano e poi cancellata dai libri di
storia.
Ha in sé il coraggio delle
secondogenite che hanno dimostrato di essere più forti dello stigma stesso.
È un'Anna Bolena che sale i gradini
sociali, ben consapevole che gli ultimi avranno la consistenza di quelli del
patibolo.
È una Giovanna d'Arco che lotta e
viaggia, circondata da uomini talvolta ben poco raccomandabili (Gillews de
Rais, mi senti, dal tuo inferno?).
È una Clodrinda senza Tancredi, è
il coro delle Trachinie, è una Turandot che vorrebbe essere Liù.
Ha in sé la dignità e l'incoscienza
di chi non si arrende al destino che vorrebbe vedere la donna buona e dolce e
sottomessa e arrendevole.
In lei c'è orgoglio ferito,
ambizione e piedi costantemente sul ciglio di un baratro: sa perfettamente che
il terreno potrebbe franare da un momento all'altro, eppure non si sposta di un
millimetro, perché sa comunque che quello è il suo posto.
E costruisce sulla sabbia come
costruirebbe sulla pietra.
Non è la principessa buona, bella e
pura, costretta da una sorte avversa ad attendere che le venga consegnato il
pacchetto regalo principe azzurro - bacio - salvezza.
Rya non aspetta di essere salvata,
perché il tempo è prezioso e lei non può sprecarlo a trastullarsi con mele
avvelenate e arcolai. Si salva da sola, ogni volta. Quanto meno, ci prova. Si
dà un colpo di reni per risalire dal fango nel quale è precipitata… anche se la
risalita altro non sarà che l'inizio di una nuova caduta.
Perché?
Perché quando chi ha avuto tutto
dalla vita cade, lo fa in grande stile.
Il suo è un cammino di evoluzione,
e questa evoluzione spesso sarà in peggio -non è un paradosso-: quando si è
alle strette, pur di sopravvivere si tirano fuori gli artigli. Lei è una rosa,
la rosa secondogenita di Temarin, e imparerà ad usare non solo lo splendore dei
propri petali, ma anche e soprattutto le proprie spine.
A tutte le principesse dico:
godetevi la fiaba iniziale. Perché i sogni saranno fin troppo presto spazzati
via dalla cruda realtà.
Il
mondo distopico di Rya
Il mondo di Rya è un mondo nel quale la verità è un concetto relativo,
nel quale la Famiglia gioca un ruolo di primaria importanza, governando le
scelte e guidando con mano ferma l'esistenza della piccola Rya.
Un mondo nel quale,
improvvisamente, le certezze vengono ribaltate.
"Oggi mi chiedo: era l'amore,
a legare noi tre? Cosa rappresentavo io per Alsisia? Ero davvero la sua piccola
e adorata sorella? O ero piuttosto soltanto una pedina, usata da coloro che
avrebbero dovuto semplicemente amarmi?"
[cit. FRACTURE]
L'amore non è un primo passo. L'amore
arriva dopo. Arriva tardi. Troppo tardi, forse.
Ciò che muove Rya è la voglia,
repressa e mai riconosciuta in pieno, di esistere come persona, non solo come
pallido riflesso della meravigliosa sorella maggiore, amata e adorata da tutti.
Vorrei dirle: "Puoi essere
qualcuno anche senza somigliare a lei. Puoi essere qualcuno anche senza
fingerti diversa da quella che sei."
Il problema, però, è che quando
trascorri una vita intera asservita alla compiacenza altrui, ti perdi. Finisci
con il non sapere più chi sei.
Questo è il vero primo passo, per
Rya: la presa di coscienza di poter esistere per se stessa.
Non è facile.
Quando non sei abituata a decidere
nulla, quando sei nata per servire e obbedire (come le figlie di Maria Teresa d'Austria,
ricordate?) non puoi sperare di possedere la capacità di operare scelte in
piena autonomia.
"Il lusso di sbagliare mi è
stato concesso. Diciamo pure che me lo sono conquistato a viva forza, e non
senza danno. A differenza di Alsisia che, in vita sua, ha compiuto un solo
errore. Ma è stato sufficiente."
[CIT. FRACTURE]
Biografia
Autrice
Barbara Bolzan nasce
nel 1980 a Desio (MB).
Pur non abbandonando
mai il suo primo amore per la recitazione, durante l’adolescenza si avvicina al
mondo della scrittura e comincia a partecipare con successo a premi letterari
nazionali e internazionali.
A ventitré anni
pubblica il primo volume di narrativa, con la prefazione del Professor Ezio
Raimondi (Accademico dei Lincei e docente di Italianistica all’Università di
Bologna). Il testo, Sulle scale
(AICE, Bologna, 2004), è un excursus medico-narrativo sulle problematiche
adolescenziali associate all’epilessia e viene presentato all'Università
Statale di Milano nel corso di un Convegno Internazionale di epilettologia
(settembre 2004).
Nel 2006, in seguito
alla vittoria del Premio Internazionale Interrete, pubblica Il sasso nello stagno, un romanzo sul
difficile rapporto padre-figlia, nel quale la narrativa procede parallelamente
agli studi linguistici e filologici.
Del 2011 è il giallo Requiem in re minore, finalista al
prestigioso premio Alabarda d’oro - Città di Trieste 2010 e presentato nel 2012
nel corso della serata conclusiva del Festival di Sanremo, all’interno della
rassegna Casa Sanremo Writers, presso il Palafiori di Sanremo.
Rya - La figlia di Temarin esce nel 2014, pubblicato da Butterfly
Edizioni.
Sempre con Butterfly
Edizioni, nel 2014 pubblica anche L’età
più bella. Il romanzo partecipa alla 53° edizione del Premio Campiello.
Citato spesso da giornali e riviste (D-La
Repubblica, Io e il mio Bambino, Tu Style, Più sani Più belli, IsoRadio -programma
radiofonico RAI Radio1), il romanzo è un grido aperto contro l'ostracismo e i
pregiudizi che, ancora oggi, avvolgono l'epilessia.
Il furto dei Munch, un giallo ambientato nel mondo dell'arte
e del mercato nero, esce nel 2015, pubblicato da La Corte Editore e distribuito
da Messaggerie Libri. Il romanzo ha conquistato in breve tempo la vetta della
classifica IBS ed è stato presentato da Andrea G. Pinketts nel luglio dello
stesso anno. Quotidiano.net ha
annoverato Il furto dei Munch tra i
cinque migliori gialli del panorama italiano (novembre 2016).
Fracture, acquistato dalla casa editrice Delrai Edizioni, esce nel 2017.
Figlio della sua passione per la storia e per la manipolazione della realtà,
questo romanzo storico-fantastico (distopia) è un'edizione rivista e corretta
del precedente Rya la figlia di Temarin
e costituisce il primo volume della saga che prende il nome dalla sua
protagonista (Rya Series). È stato
presentato nel corso della trasmissione televisiva Conosciamoci.
Gli altri volumi
della Rya Series:
Sacrifice, disponibile
Deception, 28 settembre 2017
Awaken, 15 gennaio 2018
Attualmente, Barbara Bolzan tiene corsi di scrittura creativa e collabora come editor, ghostwriter e illustratrice con diverse realtà editoriali.
Per seguire l'autrice:
BLOG:
La Vetrina della Bolzan http://lavetrinadellabolzan.blogspot.it/
PAGINA FACEBOOK:



1 commento:
Grazie! <3
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