TITOLO: Sotto il ponte del
diavolo
GENERE: Thriller
PAGINE: 272
PREZZO EBOOK € 2,99
PREZZO CARTACEO € 13.52
SINOSSI
Ancora nessuna notizia della
quindicenne scomparsa a Poggio Castano nella serata dell’8 luglio. La giovane
aveva detto a sua madre che sarebbe andata a casa di un’amica, dove però non è
mai giunta.”
Bea scosse la testa. Aveva atteso con ansia il
notiziario regionale delle diciannove, con la speranza che i giornalisti
fornissero maggiori dettagli su come fossero andati veramente i fatti, invece
l’uomo fece da parte i fogli che aveva davanti a sé, e passò a parlare della
notizia successiva.
C’era stato un incidente in un cantiere dove una
gru si era ribaltata, e l’operaio era stato travolto perdendo la vita. A quella
di notizia il giornalista dedicò più tempo, forse proprio perché il povero
operaio era deceduto dopo tre giorni di agonia.
Melissa, invece, era solo scomparsa anche se, i
più pessimisti in paese, iniziavano a insinuare che fosse morta.
Gino, un anziano di ottantaquattro anni,
sosteneva che fosse stato il fantasma di un boscaiolo a ucciderla, quello che
da anni appariva sotto il ponte del diavolo, lungo la vecchia mulattiera, e
vagava nella boscaglia imbracciando un’ascia.
Estratto
«Non è dei morti che
devi aver paura, ma dei vivi.»
Con queste parole la
tranquillizzava sua nonna quando, da ragazzina, attratta dal mistero e
dall’invisibile, Bea la invitava a raccontarle le storie sui fantasmi. Storie -
a suo dire - realmente accadute, non a lei in prima persona, ma a sua madre e
ad altri parenti della cui sanità mentale non si poteva dubitare. Uomini e
donne che non si erano bevuti il cervello insieme ai quarti di vino annacquato
che abbondavano sulle loro umili tavole, ma che si alzavano alle tre del
mattino per andare a zappare nei campi, e al buio incontravano figure
evanescenti che bloccavano loro il passaggio, oppure nani dall’aspetto
mostruoso che, avvicinandosi veloci come fulmini, li pizzicavano sulle cosce.
Oppure udivano rumori di catene pesanti trascinate sul terreno, che neppure
l’uomo più possente avrebbe potuto trasportare.
«Alcuni di loro, poi,
incontravano il Diavolo.»
Bea la guardava con la
paura che iniziava a salire e gli occhi spalancati sulle meraviglie di un mondo
oscuro e affascinante.
«Perché il Diavolo non
ci aspetta all’Inferno» continuava sua nonna. «Il Diavolo è qui tra noi.
Accende la musica e ci invita a ballare. Per molti è difficile resistere al suo
ritmo travolgente. Qualcuno muove solo alcuni passi, altri si scatenano con lui
fino alla fine della danza.»
A quel punto Bea si
sistemava sulla sedia e, con i gomiti sul tavolo e il mento appoggiato sui
palmi, si preparava a volare con la fantasia, non tra sontuosi castelli abitati
da Principi e Principesse, ma su boschi e verdi vallate, dove le streghe ballavano
a piedi nudi e passavano la notte a intrecciare i crini dei cavalli, e
attraverso i quali correvano i lupi mannari, illuminati dalla luna piena, alla
ricerca di una fonte d’acqua dove spegnere il fuoco che li consumava. O su
antichi cimiteri, dove i morti riposavano di giorno e col calar delle tenebre
iniziavano a stiracchiarsi, preparandosi a uscire dalle tombe.
A Bea non piacevano le
favole, le piacevano gli incubi. Lei non era attratta da Principi e
Principesse, era attratta da mostri e spiriti.
Aveva otto anni quando
in Tv aveva visto L’esorcista, e per mesi aveva dormito con la luce accesa per
il terrore che il Diavolo sbucasse fuori dal buio e si impossessasse di lei. E
prima di coricarsi, controllava sotto il letto per accertarsi che non ci fosse
qualche creatura mostruosa, ma non serviva a niente. La paura che una mano
grossa e deforme spuntasse dal pavimento e l’afferrasse per i piedi,
trascinandola negli abissi, era sempre presente.
«I morti sono tranquilli» diceva ancora sua
nonna. «A loro non interessiamo. E poi, non hanno più il corpo, quello con cui
potrebbero farci del male. I vivi, sì. Loro sono interessati a noi, e hanno
tutti gli strumenti per poterci ferire.»
Ma Bea era rimasta al
Diavolo, figura misteriosa e affascinante più di qualsiasi altra.
«Che intendi per ballare
col Diavolo?» le domandava, sporgendosi in avanti. Il suo cuore accelerava, in
trepidante attesa di ricevere lo svelamento di un antico segreto.
Sua nonna non
rispondeva. Cominciava, invece, a raccontare una delle storie che le aveva già
narrato altre volte, ma che non perdevano mai il loro fascino.
Bea restava incantata
dalla sua voce bassa e calma. Chiudeva gli occhi, e si lasciava trasportare in
una dimensione dove spazio e tempo erano solo parole vuote, senza senso.
Fu nell’estate del
2015, l’estate più calda di tutte, che Bea capì le parole di sua nonna. Capì
che quando gli uomini ballano col Diavolo è perché cedono alla tentazione di
seguire il male. E allora non esistono più amore, né affetto, né rispetto, né comprensione,
né tolleranza, né perdono, ma solo la volontà di assecondare il proprio inumano
ego.
Che sia nello spirito o
nel corpo, gli uomini che ballano col Diavolo feriscono e uccidono senza
guardarsi dentro.

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