Titolo: La cacciatrice
Autrice: A.S. Twinblack
Genere: Romance erotico
Selfpublishing
Pagine: 268
SINOSSI
Max Rouge, giovane aspirante
giornalista, ha un chiodo fisso: rintracciare la donna con i capelli rossi alla
guida di un Audi R8 nera. Conosciuta una sera in discoteca, quello che doveva
essere un incontro di piacere, ha avuto, invece, una conclusione inaspettata.
Scoprire l’identità della rossa non sarà per niente facile, tanto più che
sembra essere scomparsa nel nulla.
Durante le sue ricerche, Max conosce
Tania, una trentottenne solitaria e con problemi a relazionarsi con gli uomini.
È accaduto qualcosa di orribile nel passato della donna, ma lei ha solo pochi
ricordi frammentari, e gli incubi che la svegliano di notte.
Le strade di Max e Tania si
incrociano con quelle di altri personaggi, ciascuno con oscuri segreti da nascondere,
e man mano che Max si avvicina a scoprire chi è la donna dai capelli rossi,
anche Tania inizia a riacquistare la memoria.
La verità verrà a galla in una trama
complessa e intricata in cui nessuno è come sembra, ma tutti nascondono la loro
vera natura per soddisfare la sete di vendetta.
Estratto
Prese posto sullo sgabello davanti al bancone e, nel farlo, urtò
con il ginocchio il suo vicino di posto.
«Mi scusi» disse Max con tono dispiaciuto, voltandosi nella sua
direzione.
Sgranò gli occhi per la sorpresa. La rossa, con i riccioli
fiammanti, era di nuovo lì e, a quanto pareva, era sola. Max trattenne il fiato
per qualche secondo, aspettandosi una reazione. Intanto, il desiderio di
raccogliere quei lunghi capelli in una mano e tirarli con forza, mentre da
dietro affondava nel suo corpo, stava diventando un’ossessione. Ma da come la
donna si stava comportando, restandosene lì, immobile e senza dire una parola,
Max capì che non aveva proprio intenzione di dargli un’opportunità.
La rimirò meglio. Il vestito che indossava, nero e aderente, le
arrivava sotto il ginocchio, le maniche lunghe le coprivano le braccia per
intero e sul davanti la scollatura rotonda metteva in evidenza i seni. Ai piedi
calzava un paio di scarpe con il tacco vertiginoso, di colore rosso, e la
borsetta, abbinata, la teneva poggiata sul bancone vicino al bicchiere.
Max scrutò con attenzione il profilo del seno, per sincerarsi che
fosse vero. Da quando aveva avuto quella sgradevole esperienza col trans, le siliconate
le scartava a priori. Quello che stava vedendo, però, sembrava un seno di
taglia media, morbido al tatto, e se fosse stato fortunato lo avrebbe
verificato a breve.
Tuttavia la donna aveva l’aria di tirarsela assai, manco ce
l’avesse per orizzontale e tempestata di diamanti preziosi. Max conosceva bene
quei tipi. Bastava che sentissero odore di soldi e l’avrebbero sbattuta in
faccia al primo riccone lardoso, vendendosela molto cara.
Con lui però cascava male… malissimo.
Max si agitò sullo sgabello mentre una fantasia porno stava
prendendo forma nella sua mente.
Ritentò di nuovo. «È un vero peccato lasciare sola una bella
donna.» Alzò la voce per farsi sentire meglio.
L’altra non rispose e neppure si girò a guardarlo.
«Come ti chiami?» continuò lui, mentre con la mano faceva cenno al
ragazzo del bar di avvicinarsi.
La rossa bevve un sorso dal bicchiere. Non una parola, né un
mugugno, e tanto meno un gesto qualsiasi che gli facesse capire di essersi
accorta di lui.
«Per me un Long Island» chiese Max rivolto al barman, «e per la
signora un…» Si interruppe voltandosi verso di lei, in attesa della risposta
che non arrivò. «Un altro di quello che sta bevendo» concluse con un mezzo
sorriso.
«Allora, non vuoi dirmi
come ti chiami?» le domandò, ancora, sporgendosi verso di lei e abbassando
volutamente il tono della voce per renderlo più sensuale. A volte, con certe
donne funzionava. Gli dicevano che la sua voce somigliava a quella di Luca
Ward. Il doppiatore di Russel Crowel in Il
Gladiatore, per intendersi.
Nel mentre si lanciò una rapida occhiata alle spalle. Il timore
che parrucchino-box, o qualche altro scimmione focoso, sopraggiungesse con aria
bellicosa a rivendicare i diritti sulla bella rossa non lo abbandonava.
Lei avvicinò le labbra alla cannuccia, ignorandolo. Aspirò un
lungo sorso, e subito dopo prese a disegnare pigramente il bordo del bicchiere
con le dita. L’attenzione di Max fu catturata da quei polpastrelli il cui
movimento lo fece pensare a una carezza fatta sulla pelle liscia di un’altra
parte del suo corpo. Gli pareva quasi di sentirli, e un calore improvviso gli
si addensò nel basso ventre.
Si infilò la mano destra nella tasca dei jeans e cercò di
sistemare l’uccello che cominciava a stare stretto. Poi prese il cocktail dalla
mano del barista. Ne bevve quasi la metà, tutto di un fiato. Era con molto
ghiaccio, come piaceva a lui. Quindi, poggiò il bicchiere sul bancone e tornò a
fissare la donna. Era così piena di sé da non degnarlo neppure di uno sguardo,
un comportamento, quello, che lo mandava in bestia.
Finì il resto del drink e fece per scendere dallo sgabello. Non
sarebbe rimasto lì a fare la figura del morto di figa che sbava dietro a un
culo e a un paio di tette. Ma quando poggiò il piede a terra, la voce calda di
lei lo inchiodò sul posto, come se un lazo infuocato gli avesse avvolto i lombi
facendolo prigioniero.
«È importante?» rispose la rossa con lo sguardo fisso sulle
bottiglie di liquore riposte sulle mensole di fronte. Stringeva il bicchiere
con la mano sinistra, mentre con le dita dell’altra continuava ad accarezzarne
i contorni.
Max si soffermò a guardare le unghie lunghe laccate di rosso.
Pensò al piacere che avrebbe provato nel sentirle graffiargli la schiena e
infilarglisi nei glutei, mentre si spingeva tra le sue cosce aperte. Quello sì
che sarebbe stato un delirio, non la lingua di Luana, la ragazza che la sera
prima aveva conosciuto in un altro locale e che si era limitata a baciarlo.
Contento, Max riprese posto sullo sgabello, intenzionato a portare
avanti la trattativa che gli avrebbe permesso di realizzare la sua fantasia. Il
ghiaccio era finalmente rotto, segno che avrebbe avuto buone possibilità di
portarsela a letto, e mentalmente si sfregò le mani in segno di soddisfazione.
«Beh… sì. Voglio sempre sapere come si chiamano le donne con le
quali faccio sesso» continuò con aria spavalda.
Lei chinò la testa, e i lunghi capelli rossi le ricaddero davanti
al volto, celandone in parte il sorriso.
«Chi ti ha detto che voglio fare sesso? E con te, per giunta?» aggiunse
la donna con tono vivace.
«Tesoro, ma tutto di te dice che è quello che vuoi. E io so come
farti godere.»
«Ah, sì?» proseguì girandosi verso di lui.
Max ebbe un sussulto e la rossa scoppiò a ridere.

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