Nel
segno del pensiero
Come
pensavano gli antichi egizi
Primavera Fisogni
14,90 €
ISBN
9788832040999
Formato
14x21 cm
Genere
saggio
filosofico | pp. 221
Uscita 12
Luglio 2019
Come e cosa pensavano gli antichi egizi? Questo manuale
del pensiero egiziano antico, unico in Italia, aiuta a fornire la risposta,
basandosi su testi originali dell'Antico Egitto scritti in geroglifico, facendo
comprendere il modo in cui l'antica civiltà faraonica guardava al mondo della
vita. Viene così riempito un vuoto nell'ambito del pensiero antico, facendo dialogare
le risultanze di quello faraonico con la filosofia occidentale.
Nel testo, l’esistenza e il divenire suggeriscono il nucleo
più potente del pensiero egiziano antico nella coppia ḫpr e mȝˁt,
rispettivamente il principio del mutamento e dell’equilibrio creatore. Si
indaga inoltre sull'uso del mondo e sulla condizione umana, nonché sul soggetto
umano e su casi singolari come quello dell'identità “in prestito”.
Dalla ricerca affiorano dunque parole-chiave capaci di
aprire prospettive impensate sulla visione del mondo degli antichi abitanti di
Kemet ed emerge come il pensiero egiziano antico interpella e “provoca” quello
contemporaneo. In tal modo, la persistenza millenaria della civiltà egiziana,
ben lontana da una staticità che la vulgata le attribuisce, può suggerire
intuizioni anche per la lettura del nostro presente.
Primavera Fisogni (30 agosto 1963) è giornalista del
quotidiano La Provincia di Como, dove lavora e vive, e filosofa teoretica.
Filologa di formazione, specialista in lingue semitiche e
allieva di Adriano Bausola, con il quale si è laureata con lode all’Università
Cattolica di Milano, si è dottorata in metafisica sotto la direzione dello
spagnolo Lluìs Clavell alla Pontificia Università della S. Croce a Roma, perfezionandosi
a Boston e Parigi. Ha firmato la voce “Terrorismo. Implicazioni filosofiche e antropologiche”
della Nuova Enciclopedia Filosofica Bompiani (2006). Tra le sue monografie sul
jihadismo, ricordiamo: 'Terroristi. La persona nell’agire eversivo' (Armando,
2004),
'L’inaridimento dei terroristi' (Edusc, 2009, tesi di
dottorato) e 'Dehumanization and Human
Fragility' (London, 2013). Ha firmato decine di articoli
scientifici in inglese e “Postcards from the Hell. Phenomenology of Evil in the
Islamic State”, sesto capitolo del volume Terrorism in a
Global Village (New York, 2016; nel 2017 ha pubblicato in
Italia Cartoline dall’inferno.
Fenomenologia del male nello Stato Islamico, Tralerighe
libri, Premio Nabokov per la saggistica). Ha ricevuto la menzione d’onore degli
psicologi americani per il saggio 'Violence in the US'. I suoi studi sui lone
wolves sono confluiti in “The New Front Line. Updating the Concept of Enemy in
the Onlife Age”, capitolo del volume collettaneo Developments in Information
Security and Cybernetic Wars (NY, 2019). In ambito
metafisico si occupa del rapporto tra il sentire e il bene ('The Good of Life',
London, 2015; 'The Origins of the Moral Sense and the Role of Caring in Early
Infancy', Encyclopaideia, 2016): nel 2019 è uscito 'La profondità del bene, indagine
sul pensiero di Etty Hillesum' (secondo premio Città di Castello per la
saggistica inedita nel 2018). È in pubblicazione una ricerca sulle metamorfosi
e i cambiamenti di processo per la rivista filosofica Atque
(Moretti&Vitali) co-firmata con la professoressa Lucia
Urbani Ulivi (Università Cattolica, massima esperta del
pensiero sistemico in Europa).
Oltre alla conoscenza dell’ebraico e dell’arabo classici,
appresi all’Università Cattolica, Fisogni studia da anni il geroglifico. Nel
2005 ha frequentato a Parigi le lezioni del professor Nicolas
Grimal al Collège de France.
I lavori filosofici di Primavera Fisogni sono stati
recepiti e divulgati a livello internazionale. Il filosofo portoghese Evando
Bilibio ha dedicato un capitolo di 'Etica em ser e tempo e no
Tractatus Logico-philosophicus' (Lisbona, 2010) alle sue
prime ricerche sull’etica di
Wittgenstein. Costante riferimento per gli studi sul
tempo è la sua intervista al Premio Nobel per la chimica Ilya Prigogine (1999).
Tra gli scritti sul terrorismo, ricordiamo la recensione uscita in America nel
2014, a firma di Max Korstanje, che ha definito il libro 'Dehumanization and
Human Fragility' (2013): «Post Arendt, undoubtedly and beyond exaggeration this
is one of the best books I have read about philosophy of terrorism» [Trad.
«Post Arendt, questa è senza dubbio e senza esagerazione uno dei libri migliori
che io abbia letto sulla filosofia del terrorismo», ndr] (Maximiliano E.
Korstanje, Corvinus Journal of Sociology and Social Policy, vol 5 (2014), 2,
111-117).
Sta scrivendo, in inglese, un manuale sul pensiero
egiziano antico, in cui sviluppa soprattutto la lettura sistemica
dell’antropologia, affrontata anche 'Nel segno del pensiero', pubblicato nel 2019
con Santelli editore.


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