Buongiorno Diandra e grazie di aver accettato di
partecipare a questa intervista sul mio piccolo blog.
Io ho avuto il piacere di parlarti e ascoltarti in
occasione del Modena Buk festival, mi avevi incuriosita e ora che ho letto il
libro sei sicuramente nella mia lista di autrici da tenere d’occhio.
Ora veniamo a noi, inizio con la mia domanda di rito:
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Chi è Diandra nel quotidiano, quali hobby e passioni hai? Ho letto che sei
laureata in cinema, raccontaci un po’.
Ciao e grazie per questa opportunità. La mia storia è molto simile a quella di tutte le ragazze che vengono da piccole realtà: sono cresciuta a Manduria, in provincia di Taranto, una bella cittadina che però non ho mai sentito come il posto adatto a me. Sfogavo ogni emozione nelle lezioni di balletto, che frequentavo assiduamente, fino a quattro volte a settimana. La danza mi ha fatto appassionare al teatro, all’idea di trasmettere emozione con le immagini, e da lì è arrivato poi il cinema. Dopo la laurea a Roma ho continuato gli studi in editoria e comunicazione a Milano e ho fondato la mia produzione cinematografica Demodami Studios. Nel quotidiano mi definisco una persona molto romantica, amante della natura, senza trascurare una bella dose di ansia!
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C’è un collegamento tra la tua passione per il cinema e la scrittura? Quale
prevale tra le due per te?
Assolutamente sì: ultimamente sto scoprendo l’affascinante differenza tra la sceneggiatura e la scrittura di romanzi. Trovo che sia un ottimo modo per mettersi in gioco e imparare nuove forme di creatività!
- La
tua avventura come scrittrice quando e come a inizio? Cosa ti ha spinta a
pubblicare e a far conoscere le tue storie?
La scrittura è stato il mio primo sogno. Ancora prima di muovere i primi passi di danza provavo a scrivere i miei primi romanzetti, ho di recente ritrovato una piccola opera che si intitola “La mia prima comunione”, che non ho esitato a leggere per intero in un video sul mio canale. Durante l’estate post diploma ho scritto il mio primo libro, Tequila Suicide, pubblicato poi a ventidueanni con SensoInverso Edizioni. All’epoca, stavo già pensando al cinema, all’idea di raccontare per immagini, ma ho scoperto in seguito che sono due modi di scrivere molto diversi.
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Ora parlaci dei tuoi libri e se vuoi anche dei personaggi che le popolano. Come
sono nate e come si sono evolute, cosa o chi te le ha ispirate, insomma raccontaci
tutto quello che vuoi.
Tequila Suicide rappresenta per me la giovinezza, e mi sono sempre detta che, anche se Artemis’Cabaret era stato ideato prima (anche solo per la parte dei racconti), ho deciso che non lo avrei pubblicato finché non mi sarei sentita un’adulta, perché se Tequila Suicide rappresenta l’istinto, gli errori, le scelte sbagliate e la distruzione del futuro, Artemis’ Cabaret si riferisce a un fase più profonda del nostro essere, quella più riflessiva, che tende a guardare indietro e ad affrontare cose più grandi. Hanno due livelli di maturità molto diversi, ma li amo allo stesso modo. In una cosa si assomigliano: in ogni personaggio racchiudo qualcosa, che fa parte di me o di qualcosa in cui mi sono imbattuta e che mi ha colpito, di cui avevo il bisogno di parlare.
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Qual è il luogo in cui ami di più scrivere e perché?
Ho partorito ogni idea nella casa al mare dove sono cresciuta. Anche se per portare a conclusione ogni opera mi ci è voluto più di un’estate, e ho sempre passato ore interminabili davanti al mio pc in minuscoli appartamentini prima a Roma e poi a Milano, quello rappresenta per me il centro nevralgico della creatività. Forse perché ci sono cresciuta, o forse perché racchiude in un solo luogo una quantità tale di emozioni che mi permette quasi di sprigionarne all’infinito nel corso della scrittura.
Ho partorito ogni idea nella casa al mare dove sono cresciuta. Anche se per portare a conclusione ogni opera mi ci è voluto più di un’estate, e ho sempre passato ore interminabili davanti al mio pc in minuscoli appartamentini prima a Roma e poi a Milano, quello rappresenta per me il centro nevralgico della creatività. Forse perché ci sono cresciuta, o forse perché racchiude in un solo luogo una quantità tale di emozioni che mi permette quasi di sprigionarne all’infinito nel corso della scrittura.
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Prima di essere scrittrice immagino tu sia una buona lettrice, di che tipo? Che
generi prediligi e come ti aiuta la lettura nell'essere poi scrittrice a tua
volta?
Ho un rapporto quasi morboso con i libri. Mi butto nella lettura per riempire la mente con pensieri freschi e nuovi, e penso che insieme allo sport, sia una delle cose più belle che una persona può fare per il proprio bene. Ho iniziato a notare che la bibliotecaria del quartiere ha iniziato a riconoscermi, non serve nemmeno che le dica il cognome quando devo ritirare il mio malloppo del mese. A volte mi sento un po’ in imbarazzo per questo! Cerco di variare il più possibile e di mettere in ordine le letture in base al genere, e devo dire che prediligo la letteratura contemporanea. I miei autori preferiti sono Irvine Welsh, Elena Ferrante e Ann Brashares.
- Hai mai pensato
di trasformare in film qualche tua storia? Se si quale e come ti piacerebbe
crearla?
Mi interessa molto l’idea di trasformare un romanzo in un film, per il momento sono presa dall’idea di creare sempre nuove storie, ma non è detto che non si possa fare. Si potrebbe anche fare il contrario: il libro tratto dal film!
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Progetti in corso e per il futuro?
In queste settimane sto uscendo dal lungo e oscuro tunnel della laurea specialistica, dopo di che potrò dedicarmi insieme a David Milesi (regista e cosceneggiatore del film) alla postproduzione di Dead Star, che abbiamo girato in inverno in Puglia. Per noi rappresenta il primo vero progetto professionale: abbiamo iniziato lavorando in altre produzioni, poi ce ne siamo staccati e abbiamo iniziato facendo video su Youtube, ma d’ora in poi ci dedicheremo solo ed esclusivamente alla produzione cinematografica.
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Infine ti chiedo hai una frase che hai letto oppure scritto tu stessa che in
qualche modo ti è particolarmente cara?
Ho fatto di una frase scritta da Seneca il mio mantra: “Opera sempre come se Epicuro ti guardasse”.
Grazie mille di essere stata qui con noi ed esserti raccontata, è stato un vero piacere, a presto, Emanuela.



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