Italia, Dolomiti 1962-1985.
Un fatto inquietante sconvolge la pigra amenità di un paesino tra le Dolomiti al confine con l'Austria.
Due ragazzine del posto vengono date per disperse; solo una di loro — Patrizia Montaldo — viene ritrovata dopo tre giorni, in stato confusionale e con un'amnesia che durerà ventitré anni, fino a che i fantasmi del passato, forse reali presenze spiritiche, torneranno a chiedere giustizia svelando segreti inconfessabili e una verità sconcertante.
Un fatto inquietante sconvolge la pigra amenità di un paesino tra le Dolomiti al confine con l'Austria.
Due ragazzine del posto vengono date per disperse; solo una di loro — Patrizia Montaldo — viene ritrovata dopo tre giorni, in stato confusionale e con un'amnesia che durerà ventitré anni, fino a che i fantasmi del passato, forse reali presenze spiritiche, torneranno a chiedere giustizia svelando segreti inconfessabili e una verità sconcertante.
Intervista all’autrice
Ciao Simona benvenuta nel
mio piccolo angolo di paradiso, oggi la parola a te, presentati e parlaci un
po’ di te in modo da poterti conoscere un po’.
-Chi sei quando non scrivi? Quali sono
le tue passioni, i tuoi Hobby?
Ciao
ragazze e grazie per avermi ospitato nel vostro blog. Chi sono io, davvero? Una
persona molto normale con una vita altrettanto normale — anzi, pure un
po’incasinata — un matrimonio, una figlia adolescente che frequenta il Liceo
Artistico e studia all’Accademia di Recitazione di Roma. Purtroppo, non ho
molto tempo per hobby e passioni, anche se mi piace molto partecipare a mostre,
presentazioni varie quando posso e in zona poiché ultimamente la mia malattia
non mi permette di fare molto ‘movimento’. Amo la buona cucina, i bei
ristoranti, i viaggi culturali nelle grandi capitali e il make-up. Sì, adoro
comperare ombretti, rossetti, girare alla ricerca di un fondotinta di cui mi
hanno parlato bene, un primer o un mascara che allunghi le ciglia, anche se
dopo tutte le chemioterapie che ho fatto, se devo uscire per qualcosa di
particolare tendo a usare le ciglia finte. Molto folte J
-La scrittura fa parte di te da sempre o
è una passione nata con il tempo?
La
scrittura vive in me da quando ero giovanissima. Ho sempre messo su carta
emozioni, pensieri, storie e aneddoti, ma non avevo mai pensato di farne un
lavoro, di arrivare addirittura a pubblicare con CE importanti.
-Cosa ti ha spinta a pubblicare le tue
storie?
Un episodio avvenuto durante la guerra del Golfo, molti
anni fa. Seguivo in TV le vicende belliche quando, non so come, ho pensato a un
colonnello americano e un’infermiera italiana, insieme, innamorati. Erano Greg
ed Elena, i protagonisti di SFUMATURE DEL DESERTO, un contemporaneo ambientato
in Iraq. Il primo libro ufficiale, molto acerbo, una prova ancora tutta da
elaborare, ma che aveva messo le basi per decidere di crescere
professionalmente, frequentando corsi di scrittura creativa, sit-in sui romance
e scrivere a più non posso, sbagliando, correggendomi, studiando.
-Parlaci un po’ delle tue storie e dei
tuoi personaggi, cosa ci dobbiamo aspettare e cosa vuoi trasmettere
principalmente a chi ti leggerà?
Le mie
storie sono sempre un po’ diverse rispetto all’epoca che tratto. Non mi adatto a
personaggi troppo aderenti al periodo storico: piuttosto, essendo una
femminista convinta, amo le donne che in qualche modo — senza esagerare per
risultare credibile — si ribellano agli usi della società nella quale vivono,
un po’ sopra le righe, insomma. I miei romanzi hanno sempre una pennellata di
giallo, mi piace creare suspense,
tensione e non trattare solo la storia d’amore. Il mio contorno ha sempre un
po’ di mistero da risolvere. Una cornice di mistero.
- In particolare soffermiamoci su questo
tuo ultimo libro, parlacene un po’.
Questo
libro, IL SILENZIO DELLA VERITÀ, nasce proprio dalla voglia che io ho sempre:
quella di mettermi in gioco. Non è un romance come quelli scritti sino a oggi,
ma un thriller-paranormale a tutti gli effetti, dove i colpi di scena si
susseguono incalzanti, dove la protagonista viene messa davvero a dura prova e
dove il finale è un rompicapo da risolvere. Una storia ambientata negli anni
80, i miei preferiti, tra le Dolomiti dove ho sciato per anni, dove la natura è
superba in tutte le stagioni. Dove un mistero può essere celato facilmente…
-In quale percentuale realtà e fantasia
si raccontano nei tuoi libri?
La realtà è sempre quella
dell’ambientazione. Mi metto nei panni di un regista che deve MOSTRARE a chi
guarda tutto il panorama del film, sino alle piccole cose come gli scricchiolii
della ghiaia sotto i piedi, lo sbatter d’ali di un volatile, il rombo di un
tuono. SHOW, DON’T TELL è la mia
regola base.
La fantasia è la storia stessa, il plot.
Quello è sempre inventato, frutto di riflessioni, ma anche di intuizioni
improvvise che possono colpirmi in qualsiasi momento della giornata, anche solo
fissando un panorama o ascoltando una conversazione seduta al tavolino del mio
caffè preferito in centro, leggendo un quotidiano o fissando il nulla.
-Da cosa parti quando ti nasce l’idea
per una storia? E come procedi?
Di
solito parto da un’idea di base, un progetto messo su carta a grandi linee. In
questo momento sto lavorando a un libro molto difficile che tratta il tema del
cancro; un lavoro complicato, ma al quale io voglio regalare una speranza
perché c’è una storia d’amore dentro tutta quella sofferenza. Un libro duro,
che mi spacca l’anima quando ci metto le mani perché so perfettamente che cosa
sente, che cosa prova la protagonista, ma non so dove mi porterà allo stesso
tempo. Ci lavoro già da quasi un anno e ci vorrà ancora un po’ di tempo perché
lo finisca. Devo essere ispirata per prenderlo in mano e lavorarci su, non
accade ogni giorno.
-Che tipo di lettrice sei? C’è un libro
che da sempre hai nel cuore ed ogni tanto rileggi?
Sono
una lettrice complicata. Non amo le storie tutte uguali che tanto vanno di moda
in questo periodo e che hanno anche molto successo, io non riesco a scriverle,
ci sono infatti poche autrici che apprezzo davvero nel contemporaneo e chick-lit.
Ho
bisogno di qualcosa di profondo quando lavoro, per questo sono specializzata in
storici, perché mi obbligano a fare ricerche, a datare le cose, a vedere come
era il mondo del 1800, ad esempio. Leggo molti storici, dai medievali sino al
secolo scorso. Non amo le trame insulse, i libri scritti male (e ce ne sono
tanti, anche pubblicati da CE), le scopiazzature che si vedono chiaramente. Mi
piace che un libro mi comunichi qualcosa, anche un piccolo messaggio, ma che
sia corposo. I contemporanei devono comunicarmi qualcosa di forte, mi devono
scuotere, lasciarmi una traccia nell’anima.
Un
libro che ho letto molte volte? IL LUPO
E LA COLOMBA di Woodwiss, per me la miglior scrittrice di storici mai esistita,
e CIME TEMPESTOSE di Emily Brönte.
Un capolavoro.
-Self o Ce raccontaci la tua opinione
sui due mondi e sulla tua esperienza.
Sono
due lati della stessa medaglia. Alla CE si punta per soddisfazione personale, per dire ‘ce l’ho fatta’ e io posso
davvero affermarlo, avendo pubblicato con ben due big, HM Mondadori e Harper
Collins. Ma come avevo già raccontato in un’altra intervista, non è tutto oro
ciò che luccica. L’editoria italiana è in crisi e soldi praticamente nemmeno ne
vedi, senza contare il legame di un contratto vincolante. Il SP sicuramente fa
guadagnare, ma… c’è un ma: DEVI SAPERTI
DISTINGUERE. Ormai, migliaia di persone si alzano la mattina decidendo che diventeranno
scrittori e molto probabilmente non sanno coniugare nemmeno un verbo al
presente, non parliamo poi di tecnica di scrittura. Ecco che allora tutti
scrivono e finiamo nello stesso mare dove ci galleggiano ciofeche a non finire.
Libri scritti coi piedi che puntualmente ricevono recensioni pentastellate e ti
chiedi come sia possibile. Sul SP dovrebbero inserire un controllo qualità, separare i libri buoni da quelli illeggibili,
fare cernite, eliminare davvero la carta
straccia.
Alla
fine, il tuo SP devi pubblicizzarlo, farlo partire, presentarlo, regalare copie
in giro. Ma se è un buon lavoro i soldi arrivano, e sono più di quelli che ti
garantisce la CE. Io sono stata anche tradotta all’estero, l’ultimo sta per
uscire in portoghese, e so anche che venderà molto perché è un buon lavoro. Mi
riservo anche di far tradurre questo mio ultimo al più presto.
-Quale tra i tuoi libri ti ha dato più
filo da torcere e perché? E tra tutti i tuoi protagonisti quali ti sono rimasti
più attaccati?
LO SMERALDO DI LONDRA, l’ultimo scritto con
Harper Collins. Doveva essere il sequel di OSSESSIONE COLOR CREMISI e di
conseguenza essere pubblicato in libreria, ma la direzione ha deciso di
metterlo in edicola, così, senza spiegazioni e dove non è riuscito a esprimersi
come io avrei voluto perché un mese in edicola non basta per far spiccare il
volo a uno scritto. Non lo hanno neppure pressoché pubblicizzato e molte
lettrici nemmeno sapevano della sua uscita. Un libro sul quale ho perso davvero
tanto tempo, mesi di lavoro, trattando argomenti molto particolari e scabrosi,
oltre la trama d’amore che è diversa dalle altre. Un libro che amo, il libro
che ho amato più di tutti quelli che ho scritto e che mi ha fatto impazzire
durante la stesura. Un libro che ormai la CE ha solo in e-book, ma che io
consiglio fortemente a chi non cerca solo una storia d’amore, ma vuole sapere
che cosa accadeva veramente nei bassifondi della Londra Vittoriana.
I
protagonisti che mi sono rimasti più attaccati? Simone Aldobrandini di SEDUZIONE E VENDETTA, il mio primo libro con
HM Mondadori: bello e dannato. Lucilla
Altieri, alias Lucinda Orrefors, la spia spietata, la ‘DAMA OSCURA’ di TENTAZIONE
E ORGOGLIO, il secondo di HM Mondadori: letale come una mantide, appassionata e
pronta a morire per l’uomo di cui si è innamorata.
-Progetti futuri? Ci puoi svelare
qualche piccolo segreto sulle prossime storie?
Quello
di cui vi ho parlato sopra, che non so quando uscirà, uno storico vittoriano
che sto quasi ultimando, il mini-romanzo natalizio e un romanzo per San
Valentino — una storia strappalacrime, ma dal lieto fine—. Non ultimo, un quattro mani con Sara Purpura, un
progetto secondo me stupendo e che avrà un gran successo.
Infine ti chiedo una frase che hai
scritto che ti è particolarmente cara e perché?
“L’amore è come la terra, ha le sue
stagioni. Ora lei stava attraversando l’inverno, dove tutto sembrava morto e
secco, ma confidava nella primavera. Voleva essere di nuovo felice.”
Da SFUMATURE DEL DESERTO.
È una
frase che mi rispecchia molto, specialmente negli ultimi anni in cui sto
lottando contro una malattia gravissima, ma non perdo le speranze.
Grazie infinite per
questa bella chiacchierata, a presto Emanuela.
Grazie davvero di cuore a
voi, ragazze.
Non perdetevi le altre favolose tappe




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