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giovedì 1 novembre 2018

Blog Tour tappa Intervista all'autrice Simona Liubicich


Italia, Dolomiti 1962-1985.
Un fatto inquietante sconvolge la pigra amenità di un paesino tra le Dolomiti al confine con l'Austria. 
Due ragazzine del posto vengono date per disperse; solo una di loro — Patrizia Montaldo — viene ritrovata dopo tre giorni, in stato confusionale e con un'amnesia che durerà ventitré anni, fino a che i fantasmi del passato, forse reali presenze spiritiche, torneranno a chiedere giustizia svelando segreti inconfessabili e una verità sconcertante.


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Intervista all’autrice
Ciao Simona benvenuta nel mio piccolo angolo di paradiso, oggi la parola a te, presentati e parlaci un po’ di te in modo da poterti conoscere un po’.
-Chi sei quando non scrivi? Quali sono le tue passioni, i tuoi Hobby?
Ciao ragazze e grazie per avermi ospitato nel vostro blog. Chi sono io, davvero? Una persona molto normale con una vita altrettanto normale — anzi, pure un po’incasinata — un matrimonio, una figlia adolescente che frequenta il Liceo Artistico e studia all’Accademia di Recitazione di Roma. Purtroppo, non ho molto tempo per hobby e passioni, anche se mi piace molto partecipare a mostre, presentazioni varie quando posso e in zona poiché ultimamente la mia malattia non mi permette di fare molto ‘movimento’. Amo la buona cucina, i bei ristoranti, i viaggi culturali nelle grandi capitali e il make-up. Sì, adoro comperare ombretti, rossetti, girare alla ricerca di un fondotinta di cui mi hanno parlato bene, un primer o un mascara che allunghi le ciglia, anche se dopo tutte le chemioterapie che ho fatto, se devo uscire per qualcosa di particolare tendo a usare le ciglia finte. Molto folte J
-La scrittura fa parte di te da sempre o è una passione nata con il tempo?
La scrittura vive in me da quando ero giovanissima. Ho sempre messo su carta emozioni, pensieri, storie e aneddoti, ma non avevo mai pensato di farne un lavoro, di arrivare addirittura a pubblicare con CE importanti.
-Cosa ti ha spinta a pubblicare le tue storie?
Un episodio avvenuto durante la guerra del Golfo, molti anni fa. Seguivo in TV le vicende belliche quando, non so come, ho pensato a un colonnello americano e un’infermiera italiana, insieme, innamorati. Erano Greg ed Elena, i protagonisti di SFUMATURE DEL DESERTO, un contemporaneo ambientato in Iraq. Il primo libro ufficiale, molto acerbo, una prova ancora tutta da elaborare, ma che aveva messo le basi per decidere di crescere professionalmente, frequentando corsi di scrittura creativa, sit-in sui romance e scrivere a più non posso, sbagliando, correggendomi, studiando.
-Parlaci un po’ delle tue storie e dei tuoi personaggi, cosa ci dobbiamo aspettare e cosa vuoi trasmettere principalmente a chi ti leggerà?
Le mie storie sono sempre un po’ diverse rispetto all’epoca che tratto. Non mi adatto a personaggi troppo aderenti al periodo storico: piuttosto, essendo una femminista convinta, amo le donne che in qualche modo — senza esagerare per risultare credibile — si ribellano agli usi della società nella quale vivono, un po’ sopra le righe, insomma. I miei romanzi hanno sempre una pennellata di giallo, mi piace creare suspense, tensione e non trattare solo la storia d’amore. Il mio contorno ha sempre un po’ di mistero da risolvere. Una cornice di mistero.
- In particolare soffermiamoci su questo tuo ultimo libro, parlacene un po’.

Questo libro, IL SILENZIO DELLA VERITÀ, nasce proprio dalla voglia che io ho sempre: quella di mettermi in gioco. Non è un romance come quelli scritti sino a oggi, ma un thriller-paranormale a tutti gli effetti, dove i colpi di scena si susseguono incalzanti, dove la protagonista viene messa davvero a dura prova e dove il finale è un rompicapo da risolvere. Una storia ambientata negli anni 80, i miei preferiti, tra le Dolomiti dove ho sciato per anni, dove la natura è superba in tutte le stagioni. Dove un mistero può essere celato facilmente…
-In quale percentuale realtà e fantasia si raccontano nei tuoi libri?
La realtà è sempre quella dell’ambientazione. Mi metto nei panni di un regista che deve MOSTRARE a chi guarda tutto il panorama del film, sino alle piccole cose come gli scricchiolii della ghiaia sotto i piedi, lo sbatter d’ali di un volatile, il rombo di un tuono. SHOW, DON’T TELL è la mia regola base.
La fantasia è la storia stessa, il plot. Quello è sempre inventato, frutto di riflessioni, ma anche di intuizioni improvvise che possono colpirmi in qualsiasi momento della giornata, anche solo fissando un panorama o ascoltando una conversazione seduta al tavolino del mio caffè preferito in centro, leggendo un quotidiano o fissando il nulla.
-Da cosa parti quando ti nasce l’idea per una storia? E come procedi?
Di solito parto da un’idea di base, un progetto messo su carta a grandi linee. In questo momento sto lavorando a un libro molto difficile che tratta il tema del cancro; un lavoro complicato, ma al quale io voglio regalare una speranza perché c’è una storia d’amore dentro tutta quella sofferenza. Un libro duro, che mi spacca l’anima quando ci metto le mani perché so perfettamente che cosa sente, che cosa prova la protagonista, ma non so dove mi porterà allo stesso tempo. Ci lavoro già da quasi un anno e ci vorrà ancora un po’ di tempo perché lo finisca. Devo essere ispirata per prenderlo in mano e lavorarci su, non accade ogni giorno.
-Che tipo di lettrice sei? C’è un libro che da sempre hai nel cuore ed ogni tanto rileggi?
Sono una lettrice complicata. Non amo le storie tutte uguali che tanto vanno di moda in questo periodo e che hanno anche molto successo, io non riesco a scriverle, ci sono infatti poche autrici che apprezzo davvero nel contemporaneo e chick-lit.
Ho bisogno di qualcosa di profondo quando lavoro, per questo sono specializzata in storici, perché mi obbligano a fare ricerche, a datare le cose, a vedere come era il mondo del 1800, ad esempio. Leggo molti storici, dai medievali sino al secolo scorso. Non amo le trame insulse, i libri scritti male (e ce ne sono tanti, anche pubblicati da CE), le scopiazzature che si vedono chiaramente. Mi piace che un libro mi comunichi qualcosa, anche un piccolo messaggio, ma che sia corposo. I contemporanei devono comunicarmi qualcosa di forte, mi devono scuotere, lasciarmi una traccia nell’anima.
Un libro che ho letto molte volte? IL LUPO E LA COLOMBA di Woodwiss, per me la miglior scrittrice di storici mai esistita, e CIME TEMPESTOSE di Emily Brönte. Un capolavoro.
-Self o Ce raccontaci la tua opinione sui due mondi e sulla tua esperienza.
Sono due lati della stessa medaglia. Alla CE si punta per soddisfazione personale, per dire ‘ce l’ho fatta’ e io posso davvero affermarlo, avendo pubblicato con ben due big, HM Mondadori e Harper Collins. Ma come avevo già raccontato in un’altra intervista, non è tutto oro ciò che luccica. L’editoria italiana è in crisi e soldi praticamente nemmeno ne vedi, senza contare il legame di un contratto vincolante. Il SP sicuramente fa guadagnare, ma… c’è un ma: DEVI SAPERTI DISTINGUERE. Ormai, migliaia di persone si alzano la mattina decidendo che diventeranno scrittori e molto probabilmente non sanno coniugare nemmeno un verbo al presente, non parliamo poi di tecnica di scrittura. Ecco che allora tutti scrivono e finiamo nello stesso mare dove ci galleggiano ciofeche a non finire. Libri scritti coi piedi che puntualmente ricevono recensioni pentastellate e ti chiedi come sia possibile. Sul SP dovrebbero inserire un controllo qualità, separare i libri buoni da quelli illeggibili, fare cernite, eliminare davvero la carta straccia.
Alla fine, il tuo SP devi pubblicizzarlo, farlo partire, presentarlo, regalare copie in giro. Ma se è un buon lavoro i soldi arrivano, e sono più di quelli che ti garantisce la CE. Io sono stata anche tradotta all’estero, l’ultimo sta per uscire in portoghese, e so anche che venderà molto perché è un buon lavoro. Mi riservo anche di far tradurre questo mio ultimo al più presto.
-Quale tra i tuoi libri ti ha dato più filo da torcere e perché? E tra tutti i tuoi protagonisti quali ti sono rimasti più attaccati?
LO SMERALDO DI LONDRA, l’ultimo scritto con Harper Collins. Doveva essere il sequel di OSSESSIONE COLOR CREMISI e di conseguenza essere pubblicato in libreria, ma la direzione ha deciso di metterlo in edicola, così, senza spiegazioni e dove non è riuscito a esprimersi come io avrei voluto perché un mese in edicola non basta per far spiccare il volo a uno scritto. Non lo hanno neppure pressoché pubblicizzato e molte lettrici nemmeno sapevano della sua uscita. Un libro sul quale ho perso davvero tanto tempo, mesi di lavoro, trattando argomenti molto particolari e scabrosi, oltre la trama d’amore che è diversa dalle altre. Un libro che amo, il libro che ho amato più di tutti quelli che ho scritto e che mi ha fatto impazzire durante la stesura. Un libro che ormai la CE ha solo in e-book, ma che io consiglio fortemente a chi non cerca solo una storia d’amore, ma vuole sapere che cosa accadeva veramente nei bassifondi della Londra Vittoriana.
I protagonisti che mi sono rimasti più attaccati? Simone Aldobrandini di SEDUZIONE E VENDETTA, il mio primo libro con HM Mondadori: bello e dannato. Lucilla Altieri, alias Lucinda Orrefors, la spia spietata, la ‘DAMA OSCURA’ di TENTAZIONE E ORGOGLIO, il secondo di HM Mondadori: letale come una mantide, appassionata e pronta a morire per l’uomo di cui si è innamorata.
-Progetti futuri? Ci puoi svelare qualche piccolo segreto sulle prossime storie?
Quello di cui vi ho parlato sopra, che non so quando uscirà, uno storico vittoriano che sto quasi ultimando, il mini-romanzo natalizio e un romanzo per San Valentino — una storia strappalacrime, ma dal lieto fine—. Non ultimo, un quattro mani con Sara Purpura, un progetto secondo me stupendo e che avrà un gran successo.
Infine ti chiedo una frase che hai scritto che ti è particolarmente cara e perché?

“L’amore è come la terra, ha le sue stagioni. Ora lei stava attraversando l’inverno, dove tutto sembrava morto e secco, ma confidava nella primavera. Voleva essere di nuovo felice.”
Da SFUMATURE DEL DESERTO.
È una frase che mi rispecchia molto, specialmente negli ultimi anni in cui sto lottando contro una malattia gravissima, ma non perdo le speranze.
Grazie infinite per questa bella chiacchierata, a presto Emanuela.
Grazie davvero di cuore a voi, ragazze.
 Non perdetevi le altre favolose tappe



                                                                     

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