IL
VIOLINISTA DEL DIAVOLO E ALTRI RACCONTI
AUTORE: MARCO CONTI
EDITORE: AMICO LIBRO
ANNO: 2016
GENERE: NARRATIVA
PAGINE: 100
TRAMA
Qual è il filo rosso che unisce un
ingombrante disabile che vuole sentirsi uomo, una ragazzina di tredici anni
derisa da una scuola intera, un uomo di settanta malato di leucemia, una
ventiquattrenne che fugge dal marito violento, un cinquantenne di colore che si
aggira come un ragazzino in una stazione termale e gli altri protagonisti dei
novi racconti di questa raccolta?
In questo inferno sulla terra il suo
cantore o Caronte è Marco Conti, il violinista del diavolo, appunto.
Con uno stile essenziale e
sperimentale, senza retorica e pietismo, ci suona il motivo della desolazione
umana e sociale e traghetta i suoi personaggi alla dignità letteraria.
Prova di maturità per lo scrittore
quartese che ha stregato Pinketts, “Il violinista del diavolo e altri racconti”
unisce egregiamente i temi sociali a un gusto letterario innovativo.
RECENSIONE
Marco Conti ci racconta l’attuale. Ci
racconta di una società moderna, delle difficoltà che la gente comune deve
affrontare, di malattie, dipendenze, razzismo, pregiudizi e chi più ne ha più
ne metta.
Il violinista del diavolo è una
raccolta di storie che a mio parere anche se brevi sono molto profonde e
significative, molto vicine a quello che una persona come noi potrebbe trovarsi
a fronteggiare e che inconsciamente ci portano a riflettere sui temi ricorrenti
del nostro secolo.
Porto come esempio il primo racconto
che più mi ha colpita, forse per le sensazioni che mi ha scatenato, forse per
la vicinanza a momenti reali del mio vissuto, ma che mi è rimasto bello
impresso nella mente, ovvero “Il testimone consapevole”.
Credo che il tema principale di questo
racconto sia il diritto di un uomo di decidere per la propria vita, ovvero la
scelta di morire per porre fine alle proprie sofferenze.
Il protagonista è un uomo di
settant’anni, ha vissuto la sua vita accanto alla moglie in totale armonia,
pieno di soddisfazioni e traguardi raggiunti, ma da quando la leucemia ha
iniziato a consumargli il corpo, anche la sua mente non è più la stessa.
“Un
uomo intaccato nel profondo della sua anima. E del suo orgoglio”
Una mattina come tante, forse una
mattina di troppo, il corpo di quest’uomo viene trovato nel parcheggio del
condominio in cui vive.
È volato dal terzo piano. L’ha deciso
lui.
È convinto che mettere fine alle
propria vita sia la cosa migliore.
In un attimo la malattia si era portata
via tutte le cose belle che aveva costruito in una vita, come il vento che
spazza via un castello di carte.
“Il
sorriso del diavolo. Un volo dal terzo piano. Una donna con una falce in mano.
E così sia.”
Questo, come gli altri racconti, ci
spiega come alcune volte l’essere umano possa essere fragile e facilmente
influenzabile, come venga piegato dalle difficoltà della vita e ci insegna che
la maggior parte delle volte le stesse difficoltà possono essere combattute
così come nella stessa misura rivelarsi fatali.
I temi che Marco Conti ci sbatte in
faccia sono piuttosto forti: la malattia, il rapportarsi con persone disabili,
la violenza sulle donne, la paura del diverso, il cyberbullismo e ancora un
padre che non si perdona il coma del figlio in seguito ad un incidente, un
barbone ucciso da un gruppetto di ragazzini, fino all’uso di marijuana nelle
scuole e gli attacchi di panico che giungono a letto, di notte.
Verità scomode, ma reali, e Conti ha
saputo scriverle con semplice maestria, una prosa scorrevole e dal linguaggio
forte ma che rende l’idea.
Per me “Il violinista del diavolo” è
pura poesia, una lettura contro l’ipocrisia e l’indifferenza che divorano la
società, un’ondata di consapevolezza che colpisce il lettore come uno schiaffo.
“Notte
torrida. Notte di metà Agosto. Notte di mezza Estate. Desideri. Sogni.
O
sogno di una notte di mezza Estate. Il rumore del mare. Un aeroplano in fase di
decollo. Una stella cadente.
Un’aria
di Niccolò Paganini. La sella di un demone.
Il
violinista del diavolo”
Conti si avventura nei meandri della
mente umana e ne esce vincitore a pieni voti. Per me è un sì grande come una
casa, e chissà, magari lo sarà anche per voi…
Alla prossima, Chiara

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