IL MAESTRO DELLE
OMBRE
Di Donato
Carrisi
Copertina flessibile: 359
pagine
Editore: Longanesi
Libri precedenti della saga dei penitenziari: Il cacciatore del buio, Il tribunale
delle anime
TRAMA
Fu il primo dei tribunali della
curia romana ecclesiastica, ed è istituito per le questioni di coscienza. Le
sue origini risalgono al XIII secolo, quando per autorità di Innocenzo IV i
penitenzieri di Roma si costituirono in collegio sotto la presidenza di un
cardinale. Il suo potere giurisdizionale variò secondo i tempi, ma è certo che
la Penitenzieria si sia occupata e continui a occuparsi di cose oscure,
indicibili e pericolose. Come fu in epoca controriformista per le suppliche dei
condannati a morte per stregoneria. La Santa Penitenzieria Apostolica è anche altrimenti
conosciuta come: il tribunale delle anime. È qui che bene e male giocano la
loro partita con il destino degli uomini. Il tribunale infatti si occupa
dell'archivio criminale più imponente che esista al mondo, quello delle
confessioni dei peccati più gravi. E per questo che esistono i penitenzieri:
sono loro la presenza segreta su molte scene del crimine, sono loro che sono
alla costante ricerca di ciò che l'occhio di un semplice detective non può
scorgere. Un'anomalia.
RECENSIONE
Ho deciso
di leggere Donato Carrisi un po’ perché è uno degli autori italiani apprezzati
anche all’estero, e soprattutto perché mi era stato consigliato da un’amica. Il
suo non è proprio il mio genere preferito, quindi, oltre all’elemento
“thriller” non avevo esattamente idea di cosa aspettarmi da questo libro.
Da pareri
scambiati con altri lettori di Donato Carrisi, più di qualcuno ha avuto la
sensazione, in alcuni momenti, di essersi imbattuto in scene già viste in
almeno un paio di film; io invece, in un momento particolare, ho avuto la
sensazione di respirare l’atmosfera effimera, trasognante e pazzesca di Shining
di Stephen King:
“Erano
scatti in bianco e nero di veglioni del passato. Gli ospiti in smoking e abito
da sera indossavano le maschere rinascimentali, dando vita ad un piacevole
miscuglio di epoche e stili. Danzavano nella sala da ballo illuminata. A Marcus
sembrò di sentire l’eco del jazz dolce e ritmato dell’orchestra. Alcuni
invitati fumavano ai tavolini, altri bevevano champagne…”
Le trame
non sono infinite e, se a tratti la storia mi ricorda qualcosa che già conosco,
purché non veda ombra di scopiazzatura, non mi da fastidio. Anzi, far associare
mentalmente al lettore ciò che si sta leggendo con qualcosa di già noto, aiuta
a ricreare più rapidamente lo stato d’animo in cui l’autore intende
trattenerci.
Ammetto che
non mi sono fatta trascinare subito da questo libro, non è esattamente il mio
genere preferito, eppure sin dall’inizio ho fatto fatica ad interrompere la
lettura.
“Facevano
sempre così: prima si ravvedevano, ed erano sinceri, ma per spingerli a
ricominciare bastava una cosa sola. Il perdono. Il perdono era il più grande
nutrimento per la tentazione.”
Donato
Carrisi ti strega mentre aumenta la quantità di pagine sfogliate, quando soffermandoti
a pensare a quanto appena letto, ci si rende conto di come sia complicato
l’intreccio in cui l’autore non perde mai il bandolo della matassa.
“L’esistenza
è una catena di eventi, si disse Sandra, e se non si impara ad accettare quelli
dolorosi, non si ottiene alcuna felicità come ricompensa.”
Io non
apprezzo particolarmente le storie con narratore onnisciente, avrei preferito
riuscire ad arrivare alla risoluzione dei molti misteri affrontati dai
protagonisti con l’illusione di avercela fatta da sola, e invece mi sto ancora
chiedendo come loro stessi abbiano potuto avere certe deduzioni.
Il mio
giudizio, del tutto personale, promuove certamente la scrittura dell’autore ma
non altrettanto la storia che, sebbene ricca di suspance, è un po’ troppo guidata
da Carrisi con qualche forzatura di troppo.
“Non
potendola toccare come uomo, ti accontenti che la luce vada ad accarezzarla e
poi torni da te, per imprimersi sulla pellicola”.
Ho
apprezzato invece moltissimo la scelta di ambientare una storia in una città
vera (Roma) con riferimenti a vie, edifici, palazzi storici e resti
archeologici realmente esistenti, oltre che alla Roma sotterranea che in pochi
hanno visitato se non attraverso i documentari che spesso la ripropongono. Come
ci racconta l’autore stesso alla fine del libro, esiste davvero anche la villa
patrizia in cui si sono imbattuti Sandra e Marcus nel sottosuolo romano, così
come è descritta nella storia, comprensiva “dello
sguardo felice dei due padroni di casa tutt’ora protetto dall’oscurità”.
Chissà,
magari un Tour della Roma di Carrisi potrebbe essere una delle prossime idee
per affrontare una giornata diversa dal solito…
Alla
prossima, Elena.

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