Che aspettate sotto a leggere.
Per prima cosa conosciamoli un pò, eccovi le loro biografie.
Concesion Gioviale, nasce
a Roma nel 1981, figlia di un padre operaio e di una madre casalinga e
cittadina spagnola, cresce in una famiglia semplice che le insegna i valori
della vita, come il rispetto e la condivisione, alla quale tiene in modo
particolare.
Dopo aver frequentato il liceo
Scientifico, frequenta un corso professionale e prende un attestato di diploma
di “addetta agli uffici import- export”.
Per problemi familiari, è costretta ad
abbandonare l’università e viene assunta come responsabile reclami e rimborsi,
per una nota società di trasporti.
Nel corso degli anni, Concesion coltiva
la passione per la scrittura, iniziando a scrivere il suo primo racconto, ispirato
a un noto anime Giapponese: Ken Shiro.
La Dottoressa Daniela Zanarini, sua
insegnante di lettere, si accorge della sua innata passione per la scrittura e
le propone di partecipare a un concorso, ma l’autrice rifiuta pensando di non
farcela; sotto consiglio di insegnanti e compagni di classe, alla fine cambia
idea, ma senza passare per la correzione della professoressa di Italiano.
La Biblioteca comunale Federico
Borromeo, con la partecipazione di Stefano Masciarelli, decide di premiarla tra
i primi dieci, pubblicando il suo estratto “Lettera al sindaco”, in una
raccolta che parla di giovani.
La donna continua a scrivere tenendo
tutto per se, fin quando una collega di lavoro non la spinge a partecipare a un
noto concorso letterario.
Concesion vince il concorso. Si rende
conto che il contratto editoriale che le propongono è a pagamento e vi rinuncia.
Nonostante ciò, continua a scrivere e
colleziona la bellezza di diciassette lavori tra racconti brevi e romanzi,
oltre ad ampliare la sua collezione di poesie.
In seguito, una serie di problemi
personali e familiari, la costringono a dedicare sempre meno tempo alla
scrittura, fino ad abbandonarla completamente. Anni dopo, un colpo di fortuna e
uno social network, le fanno incontrare Valentino Spedicato, suo vecchio
compagno di classe delle scuole medie, che la fa avvicinare alla musica,
essendo il batterista dei Biancostile, una band di emergenti Capitolini; prima
come amica, poi come fan e ancora come autrice, la ragazza riprende in mano il
suo sogno, attraverso il loro. Quasi per scherzo, su Facebook inizia a scrivere
un capitolo del suo primo e futuro romanzo.
Stimolata da Vincenzo Giannone, leader
della band, la donna manda il manoscritto a ben quindici editori di cui sei lo
selezionano per essere pubblicato. Qui comincia l’avventura con la Sovera
edizioni che nel 2012 decide di pubblicare il romanzo “Prendi e Vai”, ispirato proprio alla band.
Questo libro porta all'autrice molti
risultati, su web si possono trovare recensioni molto positive. È
stato portato alla fiera di Francoforte, tradotto in Inglese e ha avuto un
notevole successo.
Nel 2013 entra e fa parte del team “Nuovi autori nel cuore di Roma” una
manifestazione completamente gratuita che promuove artisti emergenti. In veste
di addetto ufficio stampa.
In contemporanea, viene reclutata da
“Anime di Carta”, un’associazione culturale capitanata dalla direttrice
artistica Emanuela Petroni, che si occupa di promuovere arte a 360 gradi.
Nel 2014 Concesion ha il ruolo di
giuria tecnica nonché inviata speciale della trasmissione radiofonica “Heroes of the night” di Radio Onda
libera, la quale promuove musica emergente.
Il lavori dell’autrice non finiscono
qui. Nel 2013 è anche collaboratrice della rivista “Sulpalco.com” e si occupa
di recensioni per artisti emergenti.
Tutti gli impegni dell’autrice vengono
svolti da lei in maniera gratuita, senza contributi di nessun tipo. Si batte
per una causa molto importante, nella cultura emergente Italiana, la vuole
tenere qui nel nostro paese il quale, spesso, chiude le porte, ad autori di
nicchia.
Il 2 aprile 2014 entra a
far parte della rosa degli autori di David and Matthaus edizioni.
Il 22 settembre 2014 esce
il suo secondo romanzo: Stazione d'arrivo
(David and Matthaus edizioni).
In concomitanza esce
anche una raccolta di romanzi brevi: Qui
dove camminano gli angeli ( David and Matthaus edizioni) di cui il ricavato
andrà devoluto a una Onlus che si occupa della cura per il cancro.
Nel 2016, Concesion,
decide di riprendere in mano il suo primo lavoro, originalmente intitolato L’Angelo del male. Un fantasy- gotico-
psicologico a cui è molto legata. Manca però qualcosa. Ed è ancora una volta un
social ad aiutarla. Chiede aiuto a qualcuno per la descrizione delle scene di
combattimento e un suo caro amico, Emiliano Guiducci, nonché musicista e
cintura nera di arti marziali, si offre per darle una mano. Dalla loro
collaborazione nasceranno nuovi personaggi e idee che indurranno Concesion a
fare del musicista, il suo co-autore. Qui prende vita il primo capitola de La bilancia dei Mondi divisi, pubblicato
sotto pseudonimo di Veronica C. Aguilar.
Da subito, il primo libro
della saga, ottiene riscontri positivi. Centinaia e centinaia di copie vengono
vendute nelle migliori fiere del libro, tra le quali quella di Torino, di cui
Concesion è responsabile della Youcanprint.it,
piattaforma di auto-pubblicazione che utilizza per la pubblicazione del
fantasy.
Grande successo e
visualizzazioni anche su Wattpad, sempre come Veronica Aguilar, con Ali ai piedi. Il romanzo tratta le
vicende di una cantante/ballerina che perde un piede e che dovrà imparare a
camminare di nuovo e in un modo completamente diverso. Il romanzo cattura
l’attenzione di vari editori e presto sarà rivelato il nome di chi pubblicherà
il cartaceo.
Nel 2017, sempre tramite Youcanprint.it, l’autrice pubblica una
raccolta di prosa e poesia, Tutto quello
che volevo dirti, dedicata a una parentesi molto importante della sua vita.
Che le ha permesso di crescere, maturare e fare il cambiamento che tanto
aspettava: quello interiore e che rende sereni.
Direttrice artistica del
movimento In giro con l’arte. Un movimento artistico che si occupa di arte a
360% e che organizza eventi culturali gratuiti e senza scopo di lucro.
Collaboratrice del laboratorio Musa distorta, diretto e coordinato da Emiliano
Guiducci e che si muove per far spazio ad artisti di nicchia.
Facebook page: www.facebook.com/VeronicaConcptionAguilar
Twitter page: www.twitter.com/VeroCAguilar
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La musica è di
famiglia in casa Guiducci, Eugenio Guiducci infatti suona nella banda del
Vaticano e trasmette al figlio l'amore per le 7 note. Vivacità compositiva ed
abilità nello scrivere testi portano Emiliano in contatto con i turnisti più
importanti di Roma, questo confronto fa nascere presto la necessità di
approfondire le sue conoscenze musicali ed il suo bagaglio tecnico, frequenta
l'UM e successivamente studia teoria musicale e solfeggio con il prof.
Dimarzio. Canta in un coro di musica sacra con la quale si esibisce dal vivo in
diverse occasioni. Da dieci anni si dedica con successo all'insegnamento e
collabora con strutture assistenziali e comunità terapeutiche.
Fin da bambino entra
nel coro polifonico della chiesa, dapprima esibendosi solo durante le funzioni,
successivamente, ne fa parte in pianta stabile, anche per esibizioni
all'esterno. Nel 1998 forma la sua prima rock band come chitarrista, nel 2004
pubblica il suo primo disco distribuito da una etichetta (come chitarrista ed
autore di testi e musiche) nel 2007 arrivano altre 2 pubblicazioni; un EP da
solista in cui suona tutti gli strumenti (tranne la batteria) ed un Ep con un
trio Rock denominato Kriya che lo vede impegnato come Bassista, voce ed autore
dei testi. Tra le esibizioni più importanti da segnalare il Rock fest 80, Diretta
radiofonica su radio Meridiano 12, e il Maggio Spoletino,il festival delle arti
di strada a Roma, la festa per la pace e il passaggio di suomio brano su Radio
Capital.
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La bilancia dei Mondi
Divisi – Riflessi diversi è un libro del 2016,
scritto da Veronica C. Aguilar con la cooperazione del cantautore Emiliano
Guiducci. Il primo romanzo fantasy
psicologico della saga “La bilancia dei Mondi divisi”.
I
libri:
·
La bilancia dei Mondi divisi – Riflessi
diversi
·
La bilancia dei Mondi divisi – La
strega
·
La bilancia dei Mondi divisi – Caos
·
La bilancia dei Mondi divisi –
Equilibrium
·
La bilancia dei Mondi divisi – New
York, il viaggio.
Sara Kilshore è un’adolescente
che, dopo la perdita dei genitori, viene attaccata da una creatura misteriosa
che solo lei sembra in grado di poter vedere. Per questo motivo, una volta a
settimana, si reca nello studio di Isac, il suo psicologo. La sua famiglia, morta
in strane circostanze, le ha fatto credere di avere un disturbo della memoria,
causato da una caduta accidentale, ma l’incontro con Tobia la catapulterà in un
mondo che pensava essere frutto della sua immaginazione e di cui ignorava
l’esistenza. Demoni, spiriti e strane creature sono reali e le danno la caccia.
Si affida a Tobia, l’unica persona che
sembra crederle. Nemmeno il suo amico Daniele e suoi tutori l’ascoltano, la
credono malata. Un viaggio a New York e l’incontro con la zia Claire, faranno
chiarezza nel suo passato, facendole prendere atto che il destino dell’umanità
è nelle sue mani. In passato qualcosa è andato storto e alcune anime malvage
vagano sulla terra. Il compito di Sara è rintracciarle e farle tornare da dove
vengono. Tre mondi, tre porte, tre guardiani e tre chiavi. Queste sono le cose
che le serviranno per ristabilire l’equilibrio tra tre dimensioni diverse. Un
intreccio tra passato, futuro e presente, costringeranno la protagonista a
superare molte prove di coraggio e di forza, ma soprattutto la porteranno ad
affrontare la battaglia più difficile: quella contro se stessa.
Sinossi
breve:
Tre mondi, tre chiavi,
tre guardiani, tre cancelli. Una vita fatta di illusioni, un'identità nascosta.
Una corsa contro il tempo: il passato, il futuro, il presente. Una caccia al
tesoro mortale. Una storia d'amore molto pericolosa. Demoni, spiriti, streghe.
La Chiesa, la CIA e Lui, il Signore del male. Questi sono gli elementi
racchiusi nella storia di Sara Kilshore, la protagonista de La bilancia dei
Mondi divisi. Un romanzo fantasy gotico psicologico che non vi darà tregua fino
all'ultima riga.
Estratto
Una macchina bianca ci attendeva all’uscita
del nostro palazzo, una vecchia struttura degli anni Quaranta circondata da
edifici simili, non vi erano né vegetazione, né strade asfaltate, né cortili
dove poter giocare, solo tantissima sabbia dorata. Piangevo e gridavo qualcosa
a un ragazzo di cui, quando è cominciata questa storia, non ricordavo nemmeno
il nome; al contrario, però, ne rammentavo l’aspetto: avrà avuto poco più di
tredici anni e, nonostante fosse molto giovane e la sua corporatura molto
esile, aveva già dei muscoli forti ed evidenti.
Perfino quel giorno indossava la sua vecchia
maglietta azzurra, aderente e sporca, i suoi capelli neri erano in disordine e
il suo sguardo a mandorla color petrolio era coperto da un velo di tristezza:
mi vedeva andare via. In sua compagnia c’era un altro ragazzino più piccolo, di
cui ricordo invece il nome: Bartolomeo. Spesso ci allenavamo insieme, aveva due
anni più di me, e, come il primo, nonostante l’età, era già molto forte. Mentre
mi salutava, le lacrime rendevano i suoi occhi marroni ancora più belli, un
impulso nervoso costrinse le sue dita a sfregare forte la chioma rossa, mentre
io battevo il palmo delle mani contro il vetro dell’auto, gridavo, ero
disperata. Lo vidi correre verso di noi e lo sentii urlare il mio nome: Sara.
Il rumore assordante di un tuono mi riportò
alla realtà: la pioggia batteva violenta contro il finestrino della Mercedes
nera di Bruno, osservavo quello che stava accadendo fuori, pensai che non ero
poi così sola nel dramma, il cielo piangeva con me, nascondendo il mio grido
silenzioso.
Era il quattro settembre del 1998 ed ero
chiusa in quell’auto da soli dieci minuti, ma il tempo sembrava quasi volesse
prendersi gioco di me fermandosi. Quel compleanno lo avrei ricordato per tutta
la vita.
Il motore si spense, la mia immagine riflessa
nel finestrino cambiò improvvisamente espressione. Era arrivato il momento che
odiavo di più, quello” dell’addio”. Feci una smorfia. Davanti a me c’era un
bellissimo prato fiorito.” Come può un luogo così bello, tanto da sembrare il
paradiso, essere invece l’inferno?” mi domandai, sperando che i miei
accompagnatori si fossero dimenticati di me. Preferivo rimanere nell’auto, ma i
miei pensieri furono interrotti dal rumore dello sportello che si apriva: Daniele,
l’unico volto che allietava quel terribile momento, mi porse la mano
invitandomi a uscire. Mi avvicinai sfiorandogli le dita, ma lui serrò la presa
con decisione, tirandomi a sé. D’impulso sollevai la nuca e incrociai i suoi
occhi colmi di dolore. Il colore nero delle mie ballerine stonava con quello
del prato, così come il mio vestito, così come il mio cappello, così come il
mio cuore.
Quando mia madre accompagnava mio padre alle
cene di lavoro, la guardavo prepararsi: indossava sempre un abito nero. La
invidiavo, adoravo come si vestiva e adoravo quel colore, e non credevo che
quell’occasione avrebbe potuto indurmi a odiarlo così tanto.
Chiusi lo sportello, afferrai il suo braccio
e lo strinsi. La pioggia si faceva sempre più fitta, avvicinò l’ombrello verso
di me lasciando la sua spalla scoperta. Era la mia unica speranza, quella che
mi permetteva di andare avanti in una vita che detestavo e una presenza che non
mi abbandonava, nemmeno per un istante. Mi mancava l’aria, la macchia nera che
vedevo in movimento erano persone di cui conoscevo appena il nome, i bei colori
del prato stingevano man mano che ci avvicinavamo alla folla. Ogni volta che
qualcuno mi rivolgeva uno sguardo, una smorfia o mi dava una pacca sulla
spalla, cercavo il volto del mio accompagnatore che, con i suoi grandi occhi
marroni, riusciva a restituirmi un po’ di serenità.
Di fronte a me c’erano tre casse in legno
scuro e zinco, adornate da corone fatte di fiori di tutti i tipi, ma io non ne
percepivo i colori. Al contrario, gli odori arrivavano con una nota di vecchio,
di stantio, come se troppa acqua li avesse fatti marcire. Avevo sperato di non
arrivare mai a vederle, ma qualcuno non aveva ascoltato le mie preghiere;
d’altra parte, perché avrebbe dovuto?
La cantilena del sacerdote mi martellava le
tempie, non comprendevo le sue parole e nemmeno mi interessavano, ero come un
calice che traboccava un cocktail mortale fatto di rabbia, apatia e profonda
tristezza. Di quell’osceno sproloquio compresi solo la teoria secondo cui era Dio
ad aver chiamato a sé la mia famiglia, questo significava che Lui mi voleva
sola, triste e abbandonata, e questo non aveva senso. Sapevo che quegli eventi
erano opera di una forza oscura, ma non osavo parlarne con nessuno, il mio
equilibrio psichico avrebbe perso altri punti e quelli di partenza non erano
molti.
Una parte di me era morta con loro, speravo
che fosse solo un incubo e desideravo risvegliarmi nel letto della mia stanza,
nella mia casa e con la mia famiglia. Nella mia testa, come un disco rotto,
ripetevo: “Basta, basta, basta...”.
I genitori di Daniele lasciavano cadere la
terra sul legno, sepolcro definitivo della poca felicità che mi era rimasta.
Non smettevo di piangere, il figlio mi afferrò la mano e la strinse forte, come
se volesse prendersi una parte del mio dolore. Mi voltai verso di lui: guardava
insistentemente l’immagine dei suoi, non capivo cosa stesse provando, sembrava
ipnotizzato, come se i suoi occhi fossero concentrati su di loro ma la sua
anima vagasse altrove, lontana.
Il suo naso importante era puntato contro
quella triste fotografia che avremmo portato con noi per tutta la vita. Non
potevo continuare a osservare quella scena, mi voltai squadrando il suo viso di
porcellana, appoggiai la testa sul suo petto e lui rimase immobile, sembrava
soggiogato da qualcosa. Spaventata dalla sua reazione, sollevai il viso e gli
sfiorai delicatamente la guancia; lui ricambiò il gesto e fece scivolare
l’ombrello a terra per poi chiudermi in un forte abbraccio, quasi soffocante.
Il mio cappello di raso fu strattonato da un’improvvisa folata di vento,
lasciando liberi i miei lunghi capelli neri che si bagnarono in un attimo.
«Ce la faremo.» Mi sollevò il volto con un
gesto delle mani.
Mi alzai sulle punte e risposi con un sorriso
forzato.
Bruno, il padre, richiamò la nostra
attenzione con un colpo di tosse, ci invitò a seguirlo, lo vidi allontanarsi;
la copia identica di Daniele, con l’unica differenza che lui portava i lunghi
capelli grigi raccolti in una coda.
Estratto
Cominciai a salire i gradini, lo sentii
uscire dal portone. Arrivata in cima, mi pentii. Avevo il desiderio di sentire
le sue labbra sulle mie, avevo bisogno del contatto con lui. Mi voltai e corsi
giù per le scale guardando verso il basso. Senza accorgermene, mi scontrai con
qualcuno: era lui.
«La devi piantare» mi rimproverò.
Arrabbiata, gli voltai le spalle, ma lui mi
bloccò cingendomi con il braccio.
«Cosa? Devo piantare cosa?» Alzai la voce nel
tentativo di nascondere l’ansia.
«Di provocarmi» mormorò avvicinandosi al mio
orecchio.
Gemetti. «Altrimenti?» lo stuzzicai girando
il capo verso il suo.
«Non mi fermo» rispose convinto.
«Allora non farlo.» Quelle parole uscirono
dalla mia bocca senza alcun controllo.
Eravamo molto vicini, i nostri respiri si
confondevano.
Guardandomi negli occhi si avvicinò ancora.
Sfiorò le mie labbra, ma io mi ritrassi con molta cautela. Gli lanciai
un’occhiata maliziosa, stavo giocando e lui lo aveva capito. Adesso, però,
volevo le sue labbra. Mi avvicinai con decisione, ma mi ripagò con la stessa
moneta. Il tempo dei giochi era finito. Feci una cosa che non avrei mai creduto
possibile: lo afferrai per le spalle, lo spinsi al muro e lo baciai. Forse per
dispetto, mi morse le labbra, facendomi staccare. Mi osservava con aria
impaurita, come se di fronte avesse un’altra persona. Feci spallucce e avanzai
ancora cercando le sue labbra, trovando, questa volta, pochissima resistenza.
Sentii le sue mani percorrermi il volto, senza staccarsi. Con delicatezza, mi
voltò ribaltando la situazione: adesso c’era la mia schiena contro il muro.
Portai le mani sulla sua vita, percorrendo il suo dorso con la punta delle
dita, fino ad arrivare alle scapole. Allargai i palmi attirandolo verso di me,
cercavo il contatto con il suo corpo. I miei battiti si dispersero in ogni
millimetro del mio essere, ero agitata, tremavo, mi girava la testa, non
controllavo più nulla, mi sentivo come un’astemia alla sua prima sbronza, ma ne
volevo ancora, ancora e ancora. Avevo un’irrefrenabile voglia di amarlo e di
essere amata. Cominciò a baciarmi il collo, le mie ginocchia iniziarono a
tremare e, per quanto volessi farle smettere, non ci riuscivo. Dei gelidi ma
piacevoli brividi attraversarono tutto il mio corpo, partirono dalla punta dei
piedi fino ad arrivarmi alla cima dei capelli. Sentivo freddo, poi caldo,
sudavo, poi tremavo. Eravamo corpo a corpo, riuscivo a sentire i suoi battiti,
veloci, esattamente come i miei, li sentivo battere all’unisono, creando una
bellissima musica. Sentii una mano percorrere le mie gambe verso l’alto,
gemetti cercando di non far troppo rumore. Il suo respiro mi attraversò la
guancia, fin quando le sue labbra calde non ci si appoggiarono delicatamente
sopra. Non mi ero mai sentita così, provavo emozioni smisurate: eccitazione,
felicità, sgomento e paura, tutte insieme. Volevo fermarmi, ma non ci riuscivo.
Non potevo controllare nessuna parte di me stessa, era come se la mia mente e
il mio corpo fossero stati bruscamente staccati l’una dall’altro. Eravamo a
contatto. Sentii le sue dita dentro di me. I nostri sguardi si incrociarono, il
suo divenne serio. Le sue labbra sapevano di buono, erano bagnate, ma calde.
Lasciai cadere le braccia lungo i fianchi, per poi stringere le sue. A ogni
tocco delle sue dita, lo stringevo sempre più forte, mentre le nostre bocche
giocavano armoniosamente l’una con l’altra. Ansimai ancora. Tolse delicatamente
le dita, riportando la mano sul mio fianco, mentre con l’altra mi sfiorò la
guancia, ormai diventata rossa e bollente. Deglutii. Ancora quello sguardo,
serio, deciso, in cui vedevo tutta la sua passione per me. Sapevo che era
giusto smettere, da un momento all’altro sarebbe arrivato qualcuno, ma io non
volevo.
«Dobbiamo fermarci.» Si staccò da me.
Proprio in quel momento entrarono Daniele e
mia sorella. Io cercai di ricompormi, ma era evidente che avevano capito.
Estratto
Eravamo nella piazza dell’Arciconfraternita dei trapassati,
all’interno del Verano.
«Isabel, andiamo a vedere lì dietro, mi è parso di vedere
qualcosa!» Elio indicò una grande roccia poco distante da lì.
Lei lo seguì.
Io e Samuel rimanemmo soli.
«Vi assomigliate!» osservò.
«Io e lei?»
Quell’affermazione mi sorprese.
«Sì, sembrate sorelle.» Continuava a guardarla attentamente.
«È una creatura strana, ha dei poteri e non è umana… sì, siamo
simili.»
Nonostante la somiglianza, non avevamo alcun legame di parentela.
«Che hai?»
Notai una smorfia di dolore sul suo volto, si fece leva su un
rudere per non cadere.
«Che hai!?»
Posai la spada a terra e cercai di sorreggerlo. Gli toccai la
fronte, stava sudando freddo.
«Sto... bene» mormorò.
«Isabel!» gridai.
Mi cadde letteralmente sopra, perdendo i sensi. Il suo corpo era
freddo.
«Isabel!!!» gridai ancora, cercando di liberarmi.
«Cazzo!» Elio corse verso di noi.
Lei, invece, era alle prese con uno spirito sotterraneo. Mi aiutò
a spostarmi e a tirare su il corpo inerme di Samuel. Con un gesto delle mani
gli toccai il collo: respirava ancora, ma i battiti erano molto deboli.
«Chiamo un’ambulanza!» Presi il telefono cellulare e avvertii
Guido. «Vai ad aiutarla, cerco di aspettare io qui!»
Notai che Isabel era in difficoltà, quindi suggerii a Elio di
tornare da lei. Era immobilizzata. La creatura, molto simile a un uomo, la
teneva ferma per il collo impedendole di respirare. Le sue ali nere e sottili
la tenevano sospesa a pochi metri dal suolo. Elio, con una mossa rapida, passò
sotto le sue gambe, cercando di colpirlo sul ventre. L’essere se ne accorse e,
per evitare il colpo, mollò la presa sulla ragazza, allontanandosi di qualche
metro.
Toccandole la carotide, si accertò che lei respirasse.
Fortunatamente, era ancora viva.
«Attento, ritorna all’attacco» bisbigliò lei con un filo di voce.
Elio stinse la spada e velocemente si sollevò da terra roteando
alla sua destra. Senza esitazioni squarciò le braccia del demone, facendole
cadere a terra. In lontananza sentii le urla della creatura.
Isabel si riprese e raggiunse il compagno, ma la terra cominciò a
tremare sotto il loro piedi, prima una scossa lieve, poi sempre più forte. Le
mura del palazzo iniziarono a creparsi, fino a sgretolarsi sopra le loro teste.
«Corri, via di qui!» Elio afferrò la mano della donna, ma una
parete di fuoco frenò la loro fuga. «Cazzo, siamo bloccati!» gridò.
«Vieni, torniamo indietro!» Isabel lo tirò verso sé.
«Ma sei pazza? Crolla tutto» esitò lui.
«Non preoccuparti, so dove cadranno.» Giunse le mani e chiuse gli
occhi per qualche istante. «Adesso!» urlò trascinandolo in uno slalom.
Il demone li inseguì, ma ebbe la peggio: fu schiacciato da uno dei
massi.
Ero chinata a terra, stringevo la mano di Samuel; respirava a
fatica. Da lì a poco sarebbe arrivato Guido con i soccorsi, ma la mia pace durò
pochi istanti. Un dolore fortissimo, simile a quello di un’ustione, mi circondò
il collo. Sentii mancarmi il respiro e, in pochi attimi, mi ritrovai sospesa.
Le mie spalle erano ricoperte di lunghi capelli rossi, questa volta non erano i
miei. La mia spada si materializzò tra le mani, impugnai il manico con la lama
rivolta verso il basso. Istintivamente, con una torsione del braccio, sferrai
un colpo. Mi liberai cadendo a terra. Nemmeno il tempo di rialzarmi che sentii
bruciarmi la schiena, era nuovamente il demone che mi colpiva con la sua spada
infuocata. Caddi a terra esausta. Credendo che fosse finita, con la coda
dell’occhio lo vidi volare e scomparire tra gli alberi.
L’ambulanza portò via sia me che Samuel. Ero tramortita e l’ultima
cosa che ricordavo, prima di perdere i sensi, era Elio che cercava di
raggiungere il demone che mi aveva attaccato.
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Colonna sonora La bilancia dei Mondi divisi:
1. Nirvana
- Smells Like Teen Spirit
2. Pearl
Jam – Alive
3. Oasis
: I Will Show You 1992
4. Blur
- Song 2
5. Alanis
Morissette - Too Hot
6. The
Cranberries – Zombie
7. The
Smashing Pumpkins - Bullet with Butterfly Wings
8. Skunk
Anansie – Hedonism
9. Jeff
Buckley - Last Goodbye
10.
Moby - Why Does My
Heart Feel So Bad?
11.
The Cure – Lullaby
12.
Sleep Together –
Garbage
13.
Garbage - Only
Happy When It Rains
14.
Savage Garden -
Truly Madly Deeply
15.
Elisa -
"Labyrinth"
16.
Elisa -
"Sleeping in your hand"
17.
Fiona Apple –
Criminal
18.
Republica - Ready
to Go
19.
Sinead O'Connor - Nothing Compares 2 You
20.
Nick Cave & The
Bad Seeds/Kylie Minogue - Where The Wild Roses Grow
21.
Jessica Simpson - I Wanna Love You Forever











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