TRAMA
In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto
avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un negro accusato
di violenza carnale; riuscirà a dimostrare l'innocenza, ma il negro sarà
ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del
romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry
in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio
ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza
non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce,
ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con
i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte, in pagine di grande rigore
stilistico e condotte con bravura eccezionale.
Ho letto quest’opera di Harper Lee, la prima e la più importante,
su un consiglio di un grande amico: il buon vecchio Stephen King.
Il buio oltre
la siepe rientra infatti tra le letture che,
secondo King in on writing, autobiografia
di un mestiere non possono mancare nella lista di uno scrittore, o di
chiunque si stia sforzando per diventarlo.
Devo ammettere di non aver capito subito il perché di una così
calda raccomandazione, sebbene fosse dall’inizio ben chiaro come entrambi gli
autori amino il punto di vista dei bambini, e tutti dicano che questo sia uno
di quei romanzi di formazione che va letto almeno una volta nella vita.
Addentrandomi nella lettura non ho dovuto aspettare molto perché
scoccasse la scintilla, e se non si può restare indifferenti davanti a pezzi
come:
“Aver coraggio significa sapere di essere
sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino
in fondo, qualsiasi cosa succeda.”
per altri
motivi non si può passare sopra ad un:
“…l’intera classe si dimenava sui banchi,
impaziente, come un cestino di vermi.” O a un “…a volte fa più male la Bibbia in mano a un uomo qualunque che una
bottiglia di whisky in mano a… a tuo padre…”
Un libro di denuncia, in cui con eleganza Lee parla di razzismo e con infinita delicatezza di “…non fa male
a nessuno”.
Un libro educativo sia a livello umano che per quanto riguarda la
tecnica narrativa. Con un linguaggio mirato e una struttura che fa riflettere,
commuovere, sorridere dei dispetti dei bambini e sperare durante il processo, l’autrice
è riuscita a ricostruire la realtà degli Stati Uniti del sud negli anni ’30,
dominati da un razzismo segregazionista mostrato attraverso lo sguardo innocente
dei bambini. Ma ancor meglio è riuscita a caratterizzare i personaggi in
maniera impeccabile.
Ognuno non è solo contraddistinto da proprie piccole
caratteristiche, ma evolve lungo tutto lo svolgimento della trama,
caratteristica che si nota molto chiaramente specie nei bambini, che modificano
la loro percezione del mondo durante gli anni in cui si svolge la narrazione.
Alla prossima lettura, Elena.
Alla prossima lettura, Elena.


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